Massimo Della Pergola in una foto pubblicata da "il Giornale"
Il Totocalcio non piace più, fu inventato da un giornalista ebreo
Nella sua lunga carriera l'inventore, Massimo Della Pergola, ha commentato undici edizioni dei Giochi Olimpici e undici edizioni dei Mondiali di calcio
Lello Gurrado | 23 dicembre 2018

Inter-Juventus 1, Torino-Milan 1, Bari-Napoli x, Pro Livorno-Roma x, Padova-Vigevano x, Cremonese-Alessandria x, Como-Genoa x, Sampierdarenese-Sestrese x, Legnano-Novara 2, Bologna-Piacenza 1, Cesena-Modena 1, Venezia-Mantova 1.

Sono i risultati della prima schedina del Totocalcio, anzi non del Totocalcio, ma ancora della SISAL (Società Italiana Sport A responsabilità Limitata). Era il 5 maggio del 1946, la giocata costava 30 lire e ci fu un solo vincitore, il milanese Emilio Biasotti che vinse la bellezza di 426.826 lire.

Oggi la schedina non esiste più, mandata in pensione per manifesta inutilità visto il dilagare di altri giochini e altre scommesse, ma vogliamo ricordarla per ciò che ha rappresentato per gli italiani in tanti anni di onorato servizio. La schedina per tanti è stata il Sogno, quello con la maiuscola. "Vinco al Totocalcio e mi compro la casa", "Vinco al Totocalcio e faccio il giro del mondo", "Vinco al Totocalcio e…" Quanti italiani, il sabato pomeriggio, mentre scrivevano 1 X o 2 vicino alle partite, in quello che era un vero e proprio rito, hanno avuto questi pensieri?

La data di nascita della schedina, l'abbiamo già detto, è il 5 maggio del 1946, primissimo dopoguerra. E proprio durante la guerra l'idea era balenata nella vulcanica mente di Massimo Della Pergola, giornalista triestino di 34 anni.

Della Pergola aveva trascorso gli ultimi due anni del conflitto mondiale in Svizzera, non in vacanza ma in un campo profughi a Pont de la Morge, vicino a Sion, nel Cantone Vallese. Si trovava lì, perché, in quanto ebreo, aveva dovuto lasciare l'Italia. Non solo. Aveva anche interrotto il suo impegno giornalistico (scriveva sulla Gazzetta dello Sport) perché cancellato dall'albo dei giornalisti per la stessa colpa di essere ebreo.

Il giovane Della Pergola non si avvilì per questo. Anche nel campo di lavoro di Pont de la Morge tenne viva la sua passione per lo sport e, insieme con altri due profughi ebrei, Fabio Jegher e Geo Molo, decise di costituire la SISAL. E la prima mossa, appena tornati in Italia, fu quella di varare la schedina, grazie alla quale lo Stato avrebbe potuto finanziare la promozione dello sport nel paese.

Le cose cominciarono bene, ma forse anche troppo bene, perché la schedina ben presto ingolosì il CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che nel 1948 se ne impadronì scippandolo alla SISAL. Massimo Della Pergola fece causa al Ministero dell'Interno di Mario Scelba che aveva acconsentito al passaggio, ma non ebbe soddisfazione. Come consolazione rimase alla SISAL la gestione del Totip, le corse dei cavalli.

Partita con dodici pronostici, la schedina fece un balzo in avanti nel 1950, quando fu aggiunta la tredicesima partita che fece nascere la storica espressione "fare tredici al totocalcio". A gridarlo più forte di tutti furono il 7 novembre del 1993 tre giocatori che si divisero il monte premi più alto dei settantadue anni di storia della schedina: 5. 549. 756. 245 di lire a testa. Cinque miliardi e cinquecento milioni, sì, avete letto bene.

Chissà che cosa passò nella testa di Massimo Della Pergola nel leggere quella cifra. Soddisfazione? Orgoglio? Rimpianto? Forse niente di tutto questo perché nel 1993 l'inventore della schedina aveva altri impegni. Col suo naturale entusiasmo da qualche anno svolgeva il ruolo di ambasciatore dello sport nel mondo, prima in qualità di segretario generale dell'Associazione Internazionale della Stampa Sportiva (AIPS), poi come presidente onorario.

Pensate che nella sua lunga carriera (è morto il 13 marzo del 2006, a 94 anni) Massimo Della Pergola ha commentato undici edizioni dei Giochi Olimpici e undici edizioni dei Mondiali di calcio. È mancato poco perché ne facesse 13.

 

 

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