Strage di piazza Fontana "Non ci sono morti, è scoppiata una caldaia"
Il 12 dicembre del 1969 un attentato alla Banca dell'Agricoltura condotto dall'estrema destra causò 17 morti e quasi 100 feriti. Ma, in un primo momento, a Milano circolò la voce che le cose erano andate molto diversamente. Una delle tante stragi impunite raccontata da un cronista che quel pomeriggio era nella redazione del quotidiano La Notte
Lello Gurrado | 8 dicembre 2018

 

Era un pomeriggio livido, non eccessivamente freddo, considerata la stagione, ma fastidioso per quella umidità che ti entrava nelle ossa.

Alle quattro del pomeriggio la redazione del quotidiano milanese in cui lavoravo come giovane cronista era semideserta. Succedeva tutti i giorni così perché il quotidiano in cui lavoravo era "La Notte" e usciva al pomeriggio. Ciò significava che l'attività si svolgeva in modo frenetico al mattino, dalle sei alle prime ore del pomeriggio dopodiché subentrava la quiete e la redazione si svuotava per qualche ora per rianimarsi più tardi, a sera. Di pomeriggio restavano in servizio i pochi giornalisti che avevano qualcosa da scrivere. Quel 12 dicembre 1969 io ero tra quei pochi rimasti a scrivere. Era un venerdì e dovevo buttar giù un pezzo di sport per presentare l'imminente giornata di campionato.

Erano già passate le quattro, ero alle prese con le dichiarazioni di Nereo Rocco, allenatore del Milan, e quelle di Gianni Rivera, mio coetaneo, quando sentii un urlo nel corridoio. "Venite. Qui. Qui. Presto". Era il direttore, il grande Nino Nutrizio, a urlare, e mentre urlava sbandierava un foglietto di carta, che subito riconobbi come il flash di un'agenzia. Poi entrò di slancio in redazione e si mise alla macchina da scrivere.

"C'è stata un'esplosione in una banca" spiegò mentre già scriveva l'attacco del pezzo. Poi gli ordini: "Tu vai in tipografia. Tu al telefono. Tu prendi un fotografo e precipitati in piazza Fontana. Tu stai qua con me".

Non c'erano i telefonini il 12 dicembre del 1969. Le notizie arrivavano via telefono o attraverso i flashes d'agenzia, ovvero l'Ansa, l'AP (associated press), l'UP (United Press).

Io rimasi ad assistere Nino Nutrizio. E fu una grande lezione di giornalismo. In pochi minuti, non ricordo quanti, ma furono veramente pochi, riuscì a ricostruire l'accaduto, scrivendo, riscrivendo, correggendo a seconda delle notizie che arrivavano una dietro l'altra, contraddittorie.

La prima ipotesi fu quella dell'esplosione di una caldaia. Poi giunse la notizia che non c'erano morti perché alle 16.37, ora dell'esplosione, la banca era deserta. Subito dopo la smentita. Il venerdì pomeriggio la Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, restava aperta per dar vita alle contrattazioni degli agricoltori. Infine la notizia più feroce: quindici morti (che poi sarebbero diventati 17) e decine di feriti. Per concludere le prime immagini, quelle che vediamo sui giornali ogni anno da 49 anni. Il pavimento della Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana, a Milano, devastato da una bomba. E poco più di un'ora dopo la strage "La Notte" arrivò in edicola con un'edizione straordinaria, vanto di un piccolissimo gruppo di cronisti e merito di tipografi e operai dotati di un enorme senso del dovere.

Sono trascorsi 49 anni da quel venerdì 12 dicembre, ho scritto mille e mille articoli, in tanti anni di carriera ho raccontato di altre stragi, di altri attentati, di omicidi, di droga, ma non dimenticherò mai quella edizione straordinaria della "Notte", realizzata a tempo record da quattro gatti col giornalismo nel sangue.

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