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Gianni Svaldi, giornalista professionista, è direttore di Radici Future Magazine
4 novembre, se posso scrivere queste 2 righe è anche grazie alle Forze Armate
Gianni Svaldi | 4 novembre 2018

Sono le quattro del mattino del 4 novembre, festa dell'Unità d'Italia e delle Forze armate.

E se io, che di mestiere faccio il giornalista, sono libero di scrivere queste 2 righe lo devo alla Costituzione rigida italiana, al Presidente della Repubblica, all'indipendenza della Magistratura e alle Forze Armate. Per questo oggi, mentre si avvicina l'alba del 4 novembre, ringrazio la divisa militare. Perché, se è vero che nelle forze armate italiane si agitano piccole sacche che inneggiano ai nuovi fascismi (come del resto accade in gran parte del Mondo) l'Istituzione e i vertici sono fedeli alla Costituzione e al Presidente della Repubblica e non ai capricci dei governanti di turno.

Se oggi, io e tanti altri colleghi in Italia, nonostante un Governo che quotidianamente rappresenta la propria antipatia per la libertà di stampa e chi la esercita, possiamo informare i cittadini ed esprimere liberamente opinioni è grazie all'articolo 21 della Costituzione. A questa frase breve ma con un valore enorme: “La stampa non può essere sottoposta a censure”. E, ancora, se alle tre del mattino posso scrivere senza il timore che nessuno irrompa a casa mia è per l'art. 13 e una frase altrettanto breve ma vitale: La libertà personale è inviolabile”.

Se posso scrivere, dunque, è certamente grazie al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in più occasioni è sceso in campo per difendere la professione giornalistica e i giornali.

È certamente grazie alla Magistratura che non si asserve al potere politico. Ai dirigenti di Stato pronti a disubbidire nel caso fossero impartiti ordini che vanno contro i principi della Repubblica Italiana.

E' anche grazie alle forze armate, che si festeggiano oggi, che hanno giurato fedeltà non alla maggioranza del momento, spesso istintiva e umorale, ma alla Costituzione rigida Italiana.

Sulla rigidità conviene fermarsi un attimo. È straordinario come i Padri costituenti del 1946-'47 abbiano persino previsto eventi che sarebbero accaduti oltre 70 anni dopo, come un rigurgito acido del fascismo. Se oggi la Costituzione non fosse rigida, e quindi complicato cambiarla in modo che essa non possa essere facilmente esposta al volere di maggioranze occasionali e mutevoli, in questo momento – ipotizzo – qualcuno ci starebbe mettendo volentieri le mani sopra.

E io, giornalista di mestiere, molto probabilmente non potrei godere di queste due righe e di questa aria novembrina fresca, ma non fastidiosa, che entra libera dalla finestra senza grate della mia stanza.

«Giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni»

(Il giuramento militare)

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