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Gli imprenditori agricoli italiani usano il web e i canali digitali per attuare strategie di marketing
L'Italia è il primo paese in Europa per aziende agricole gestite da giovani
Uno su 4 è laureato, otto su 10 viaggiano regolarmente in Italia e all’estero. Il rapporto GreenItaly fotografa l'agricoltura del Paese: "km zero", pochi veleni e imprenditori giovani e preparati
Tiziana Sforza | 12 novembre 2018

Agricoltura italiana sempre più “verde” secondo i dati del rapporto GreenItaly 2018, il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere, promosso in collaborazione con il Conai e Novamont, con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che offre una fotografia aggiornata dell’evoluzione della green economy a livello nazionale.

Dal rapporto emerge che l’agricoltura italiana è la più green a livello europeo in quanto coniuga tutela dell’ambiente, qualità delle produzioni e crescita economica del Paese. Alla base c’è un dato incontrovertibile: la ricchezza della nostra produzione agroalimentare. L’Italia è l’unico Paese al mondo ad avere 296 indicazioni geografiche riconosciute a livello comunitario per i prodotti alimentari, 37 per le bevande spiritose e 526 per il comparto dei vini. Oltre ai prodotti registrati a livello Ue, da non sottovalutare l’esistenza di 5.026 prodotti agroalimentari tradizionali riconosciuti dalle Regioni italiane. Il tutto è reso possibile dalla biodiversità del patrimonio vegetale e animale, che annovera 7mila specie di flora, 58 mila specie di animali, 504 varietà iscritte al registro viti, 533 varietà di olive.

L’agricoltura italiana si posiziona al primo posto in Europa in termini di valore aggiunto prodotto (31,5 miliardi di euro, e pari al 18% del valore complessivo dell’Ue a 28) superando la Francia (28,8 miliardi), la Spagna (26,4 miliardi) e la Germania (17,5 miliardi). Negli ultimi cinque anni sono cresciute del 23% le esportazioni agroalimentari italiane, sebbene il Made in Italy alimentare all’estero sia fortemente penalizzato dal fenomeno delle contraffazioni per un valore stimato pari ad oltre 100 miliardi di euro (con un incremento del 70% nel corso dell’ultimo decennio).

Dal rapporto GreenItaly emerge che si va sempre più affermando un nuovo modello di accesso al mercato che privilegia il rapporto diretto fra azienda agricola e consumatore. Si assiste quindi al fiorire di mercati che vendono prodotti agricoli a km zero e rigorosamente di stagione. La Fondazione Campagna Amica rappresenta la più grande Rete al mondo di vendita diretta sotto lo stesso marchio ed è composta da 7.550 aziende agricole, 2.500 agriturismi, 433 cooperative, 1.020 mercati e 182 botteghe, per un totale di oltre 11 mila punti vendita. Un impatto positivo sulla filiera, sul portafogli del consumatore ma anche sull’ambiente: secondo una analisi della Coldiretti, acquistare prodotti locali a chilometro zero in filiere corte riduce del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali.

A tutto questo si aggiunge una rete complementare composta da attori che condividono valori e obiettivi di Campagna Amica, a cui aderiscono 600 ristoranti e 213 orti urbani, lo Street Food di Campagna Amica, il Panino di Campagna Amica, No Food che raggruppa oltre 20 aziende di altri settori, circa 500 Agrichef (cuochi-contadini).

 

L’appellativo “green” dell’agricoltura italiana si basa anche sulla notevole riduzione dei prodotti fitosanitari avvenuta negli ultimi anni: secondo i dati Istat dal 2003 ad oggi sono diminuiti del 22% passando da 158 milioni di kg nel 2003 a 124 milioni di kg nel 2016 grazie all’adozione di metodi di produzione a basso impatto ambientale da parte delle imprese agricole italiane. Per assicurare un uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, a partire dal 1° gennaio 2014 l’Italia ha previsto inoltre un sistema certificato da un Ente pubblico di produzione integrata con standard più restrittivi rispetto a quelli previsti dalla difesa integrata obbligatoria.

Un grande balzo si registra anche nel mondo dell’agricoltura biologica e biodinamica. L’Italia è il secondo Paese nell’Unione europea per superficie agricola investita a biologico: nel 2017 era pari a 1.908.653 ettari (aumentata del 6.3% rispetto al 2016) e siamo stati la seconda nazione al mondo per export di prodotti biologici (1.910 milioni di euro). Nel campo dell’agricoltura biodinamica il nostro paese è il terzo produttore in Europa (dopo Germania e Francia) e il primo esportatore al mondo. Secondo i dati della Coldiretti, in Italia le aziende biodinamiche sono circa 4.500, ma solo 420 riescono a conseguire la certificazione biodinamica Demeter che ha degli standard severissimi.

 

Altro dato interessante è la componente demografica dei moderni imprenditori agricoli: grazie alle sue 55.121 imprese agricole italiane condotte da persone di età inferiore ai 35 nel 2017, l’Italia è il primo paese in Europa per aziende gestite da giovani. I nuovi agricoltori sono abbastanza lontani dal vecchio cliché di “immobilismo” legato al mondo contadino: usano il web e i canali digitali per attuare strategie di marketing e parlare ai consumatori, 1 su 4 è laureato e conosce una o più lingue straniere, 8 su 10 viaggiano regolarmente in Italia e all’estero.

 

L’agricoltura è solo uno dei tanti settori analizzati dal rapporto Greenitaly 2018 di Symbola. In generale sono oltre 345.000 le imprese italiane dell’industria e dei servizi che hanno investito nel periodo 2014-2017 o prevedono di farlo entro la fine del 2018 in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto delle loro attività sull’ambiente, per risparmiare energia e per ridurre le emissioni di CO2. Nel 2018 circa 207mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità. Molte di queste operano in campo agricolo, come gli esempi che abbiamo citato. Il 24,9% (un’azienda su quattro) opera in ambito extra-agricolo, il 20,7% (un’azienda su tre) opera nel settore manifatturiero.

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