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Turbine eolice_Photocredit: Pascal Laurent
Oggi la New economy si chiama Green jobs
La Green economy sarà la panacea del mercato del lavoro? Se ne parla da anni. Ma iniziamo dai dati, da quanti posti di lavoro ha creato finora e in che cosa consistono i green jobs
Tiziana Sforza | 25 giugno 2018

Posti di lavoro che scompaiono, posti di lavoro che si creano. Tutto dipende dal settore su cui si sceglie di puntare. Si dice che nessuno studia cose utili a svolgere professioni che esisteranno fra 10 anni. Così come pochissimi 10 anni fa studiavano tecnologie sviluppate oggigiorno come machine learning, reti neurali, big data o industria 4.0.

C’è un filone del mercato del lavoro per cui servono professionisti, ma l’offerta ancora non soddisfa la domanda: lotta ai cambiamenti climatici, riciclo dei rifiuti, energie rinnovabili, eco-progettazione, agricoltura biologica o permacoltura.

Qual è l’equazione che lega la sostenibilità alla creazione di posti di lavoro? L’ha spiegata l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) nel rapporto “World Employment and Social Outlook 2018: Greening with Jobs” pubblicato un mesetto fa, che calcola l’impatto in termini di occupazione nella fase di transizione ecologica necessaria per attuare l’Accordo di Parigi sul clima. Secondo il documento, la transizione a una economia sostenibile basata su una conversione massiccia alle fonti di energia rinnovabile e all’agricoltura biologica porterà entro il 2030 alla creazione di 24 milioni di posti di lavoro nel mondo (di cui 12 milioni in Europa). Che poi diventano 18 milioni, se si calcola che inevitabilmente la transizione stessa porterà alla perdita di circa 6 milioni di posti di lavoro in settori come l’estrazione di combustibili fossili e di minerali (prevalentemente in Medio Oriente e in Africa). Il rapporto ha analizzato 163 comparti economici, concludendo che solo quattordici di essi subiranno una contrazione occupazionale superiore a diecimila posti di lavoro. Si tratta in particolare dell’industria legata all’estrazione del petrolio e alle raffinerie, che potrebbero registrare una diminuzione di oltre un milione di posti di lavoro. Nel settore della produzione di energia basato sullo sfruttamento delle fonti fossili le perdite saranno di circa 400mila posti di lavoro, compensate però dalla creazione di 2,5 milioni di nuovi posti garantiti dalle rinnovabili. Altre opportunità lavoro nasceranno dallo sviluppo dell’economia circolare, dalle attività di riciclo dei rifiuti e di raccolta differenziata, nonché dall’agricoltura biologica.

Di questo si parla ormai da qualche anno, ma ultimamente sono state lanciate iniziative europee concepite appositamente per far aumentare il livello di consapevolezza dei cittadini, ma soprattutto delle giovani generazioni, su queste tematiche.

Lo scorso anno, durante la EU Green Week che aveva come tema “Green Jobs for a greener Europe”, una delle sessioni tematiche della conferenza “EU Green Jobs” ha puntato l’attenzione sull’evoluzione del lavoro nell’Unione e sulle competenze necessarie a cavalcare le opportunità derivanti dalla transizione verso un’economia verde. I dati di Eurostat, presentati durante la conferenza, indicavano che tra il 2000 e il 2014 l’occupazione nell’economia ambientale era cresciuta del 49% rispetto all’occupazione nell’economia intesa complessivamente (+ 6%). La crescita si deve soprattutto al settore energetico, inteso sia come produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (eolico e solare) sia come produzione di tecnologie e impianti per il risparmio di calore ed energia.

L’industria ecologica nei paesi UE, con un fatturato di circa 700 miliardi di euro (pari al 2,1% del PIL dell’Europa) è leader nel mercato globale, e si stima che entro il 2030 il PIL generato da questo settore dovrebbe triplicare. Non solo dall’energia, ma anche dal mare saranno generati nuovi posti di lavoro: molti settori legati all’economia marina (blue economy) sono alla ricerca di soluzioni più ecologiche per diminuire l’inquinamento dei mari, ma attualmente si fatica a trovare professionisti con le competenze necessarie.

Formare alle professioni del futuro

Il tema della formazione è cruciale per la creazione di green jobs qualificati: il sistema di istruzione e formazione deve fornire ai giovani competenze necessarie a intraprendere nuove professioni basate non solo sulle tecnologie più avanzate in ambito ambientale, ma anche su una maggiore consapevolezza della necessità di intraprendere una crescita sostenibile.

Sul tema della formazione nei green jobs stanno investendo anche alcune scuole italiane: lo scorso maggio, durante la Fiera Green Jobs, circa 800 ragazzi tra i 16 e i 19 anni di 21 Istituti Superiori della Lombardia hanno festeggiato la fine di un percorso dedicato a sviluppare competenze all’autoimprenditorialità in ambito green, che li ha coinvolti durante l'anno scolastico 2017/18. Gli studenti, con il supporto di tutor ed esperti aziendali, si sono cimentati nella costituzione e gestione di mini-imprese centrate su prodotti e servizi attenti all’ambiente, hanno redatto un business plan e hanno appreso le tecniche per fare un elevator pitch.

In Italia green jobs e occupazione vanno a braccetto

Qual è effettivamente il rapporto fra occupazione e green jobs in Italia? Se da varie ricerche emerge che il settore trainante della green economy è quello energetico, allo stesso modo conosciamo l’atavica dipendenza dell’Italia da risorse energetiche, fossili o meno, provenienti dall’estero. Quindi occorre puntare su energia sì, ma non solo.

Un quadro dettagliato della situazione emerge dal rapporto GreenItaly, redatto dalla fondazione Symbola e da Unioncamere e presentato alla fine del 2017: fra il 2011 e il 2016, 355mila imprese italiane dell’industria e dei servizi (circa una su quattro, il 27,1% dell’intera imprenditoria extra-agricola con dipendenti) hanno investito in prodotti e tecnologie green. In particolare, solo lo scorso anno, ben 209mila aziende hanno investito su sostenibilità ed efficienza.

L’investimento nella green economy si accompagna alla proiezione internazionale del proprio business: esporta il 18,7% delle aziende che hanno investito nell’economia verde, rispetto al 10,9% delle imprese che non lo hanno fatto. Il dato è ancora più evidente nel settore manifatturiero, dove il 46% delle imprese eco-friendly sono anche esportatrici, contro il 27,7% delle altre.

Anche il settore agricolo ha beneficiato del vento positivo della green economy: forte di oltre 55mila aziende censite dalla Coldiretti, l’Italia è al primo posto in Europa per numero di aziende agricole gestite da giovani under 35. Sono imprenditori che hanno scelto di imboccare la strada dell’agricoltura sostenibile coniugando risorse naturali locali e processi biologici per ridurre l’uso della chimica nella lotta ai parassiti e agli infestanti, per rendere il suolo più fertile, per usare l’acqua in modo più efficiente, per aumentare la biodiversità delle colture e del patrimonio zootecnico.

Cerchi un green job? Ecco dove cercare

I dati sulle assunzioni sono positivi: in Italia si registrano già 2 milioni 972mila lavoratori occupati grazie alle proprie competenze in materia: rappresentano il 13,1% dell’occupazione complessiva nazionale. Nel 2017 si sono aperte circa 320mila posizioni di lavoro, in particolare nel settore della progettazione aziendale e della ricerca e sviluppo, dove i green jobs rappresentavano il 60% delle esigenze espresse dalle imprese.

Più occupazione, meno precarietà pare essere il binomio della nuova “formula verde”: i green worker hanno più stabilità contrattuale, dato che le assunzioni a tempo indeterminato sono oltre il 46%, in confronto al circa 30% delle figure che lavorano in settori in cui non sono richieste tali competenze.

Il rapporto GreenItaly ha mappato il territorio italiano: le imprese green sono presenti soprattutto nel Nord Italia, con la Lombardia in testa per il più alto numero di imprese eco-investitrici (63.170), seguita da Veneto (35.370), Lazio (30.020), Emilia-Romagna (29.480) e Toscana (29.340). Di conseguenza, anche le regioni in cui si trova più facilmente lavoro con competenze green ricalcano più o meno questa mappatura: la prima regione per numero di assunzioni programmate di green jobs è la Lombardia (81.620, circa un quarto del totale nazionale, il 25,7%), seguita da Lazio (35.080 assunzioni programmate entro la fine del 2017, l’11% del totale nazionale), Emilia Romagna (32.960 di green jobs, il 10,4% del totale), Veneto (30.940) e Piemonte (24.340).

Identikit del green worker: istruiti, preparati e sempre al passo con l’evoluzione delle tecnologie

Qual è il profilo dei “lavoratori verdi”? Sono professionisti specializzati in produzione di beni e servizi sostenibili o nella riduzione dell’impatto ambientale dei cicli produttivi. Che cosa hanno studiato e che cosa sanno fare? Esempi concreti sono l’ingegnere energetico e ambientale, l’informatico ambientale, il tecnologo del legno, il designer sistemico o l’architetto specializzato in eco-edilizia o sostenibilità degli edifici e delle infrastrutture, l’agricoltore di prodotti biologici. Poiché la gran parte di queste nuove professioni sono focalizzate più sui processi che non sui prodotti finali, capita che siano impiegate soprattutto nella fase di ricerca o sviluppo o comunque a monte della produzione. Inoltre trovano più facilmente spazio in realtà ad alto tasso di innovazione, ad esempio le start up.

Hanno un livello di alfabetizzazione elevato (uno su tre è laureato, mentre fra le altre figure professionali la percentuale di laureati è di poco inferiore al 10%). Nel 37% dei casi le aziende fanno fatica a trovare questi professionisti sul mercato, soprattutto quando si cerca anche una esperienza professionale superiore ai 5 anni. Non è un caso che una nota multinazionale di origine italiana nel settore energetico sia cercando da oltre un mese un esperto di “economia circolare”. Oltre al background conta pure l’approccio al lavoro e la propensione alla flessibilità e all’adattamento. Trattandosi di un settore in cui c’è evoluzione continua di metodi e competenze, i green workers devono essere disposti a studiare e mantenersi continuamente aggiornati sulle novità tecnologiche che consentiranno di evolvere sempre più verso una economia basata su principi di sostenibilità ambientale.

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