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Al corteo secondo una stima hanno partecipato 10mila persone
"L'espressione di sé stessi non dovrebbe costituire un rischio per nessuno"
Il gay pride di Bergamo visto da dentro nel racconto diretto di una partecipante. "Il clima era gioioso, non arrabbiato o polemico, era un invito ad avvicinarsi e vedere chi siamo veramente"
Tania Consonni | 22 maggio 2018

BERGAMO - "Ho sempre pensato che ognuno dovesse sentirsi libero di esprimere ciò che è liberamente, senza la necessità di nascondersi o fingere e quando,infatti, ho incontrato la mia Identità, mi è parso del tutto naturale accettarla senza troppi problemi.

Per anni la causa LGBT è stato un tema che ho seguito con enorme passione, presenziando a manifestazioni e cortei. La sensazione che ho avuto era che a Bergamo tutto faticasse a prendere il via: le iniziative, organizzate con enorme fatica, restavano comunque eventi quasi di nicchia, come se ad esserne interessati fossero esclusivamente gli appartenenti alla categoria, mentre in altre province lombarde certi temi avevano ben altro respiro.

Quando, qualche mese fa, ho letto che il Pride sarebbe arrivato a Bergamo ho provato inizialmente una grande gioia, finalmente, poi però ha lasciato spazio a dubbi e perplessità: e se non avesse funzionato? E se Bergamo ancora non fosse stata pronta per un evento simile? Ho iniziato a temere che sarebbe rimasto un evento isolato, che non avrebbe avuto la giusta risonanza tra i cittadini, soprattutto chi vive le tematiche LGBT come lontane da sé.

Poi il giorno è arrivato, sabato 19 maggio 2018, in concomitanza col Pride in Belgio, al mio arrivo il corteo era già iniziato, la prima cosa che ho pensato è stata “quante persone”: era la maggiore affluenza che avessi mai visto,e ancora non l'avevo vista tutta...

Quando poi sono entrata nel corteo ho notato che non c'era omogeneità anagrafica: giovanissimi, ragazzi e adulti si trovavano tutti lì, in quell'occasione, a festeggiare la gioia di poter esprimere la propria identità liberamente. Ma non è tutto: ho visto famiglie, omogenitoriali e non, con bambini, uomini eterosessuali, persone mature che partecipavano al corteo. La tematica non era più solo “nostra”, era di tutti, coloro che camminavano con noi ,quelli che si sono accalcati lungo le vie del centro per salutarci e chi si è affacciato alla finestra col sorriso.

Osservando i volti di chi mi circondava, ho pensato a quanto alcuni di loro probabilmente avessero sofferto per poter esprimere ciò che sono, quanti giorni avranno dovuto trascorrere nell'ombra, prima di sentirsi liberi; eppure tutto ciò non traspariva: il clima era gioioso, non arrabbiato o polemico, era un invito ad avvicinarsi e vedere chi siamo veramente, abbandonando la paura ed i preconcetti; invito che è stato accolto in massa: il corteo ha contato 10mila presenze; 10mila persone che hanno deciso di festeggiare la bellezza di poter esprimere ciò che si è liberamente.

Terminato il corteo, durante il saluto delle associazioni e delle autorità che avevano partecipato, iniziavo ad elaborare ciò che era accaduto nelle ore precedenti: Bergamo non aveva solo festeggiato il suo primo Pride, era anche stato un vero successo: persone tanto diverse tra loro unite dal comune desiderio che ognuno possa avere la possibilità di esprimere il proprio amore verso chi vuole, ed essere tutelato in questo. L'espressione di sé stessi non dovrebbe costituire un rischio per nessuno, in una società civilizzata, pensare che per alcuni ancora non sia così mi riempie di inquietudine e desiderio di lottare ancora più forte, sto già aspettando il prossimo Pride".

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