“Cooperare”, perché l’oro si fa con la solidarietà
Nicole Cascione | 31 ottobre 2016

foto_1Katia De Luca ha rappresentato la Puglia nell’esecutivo nazionale di ‘Generazioni LegaCoop 2014’, un’organizzazione dove i giovani under 40 delle cooperative e delle strutture di Legacoop possono discutere, elaborare, confrontarsi, promuovere idee e strumenti per favorire il ricambio generazionale, la formazione e la crescita dei cooperatori nelle imprese. I temi di cui si è occupata Katia in ‘Generazioni’ riguardano soprattutto il lavoro, i nuovi modelli cooperativi e la promozione cooperativa tra i giovani di cui si occupa tuttora in Legacoop Puglia.

Katia, di cosa ti occupi?

In Puglia abbiamo costituito il coordinamento nel settembre del 2013 ed è stato uno tra i primi ad organizzarsi. Non si tratta tanto di una rappresentanza territoriale in esecutivo, quanto della volontà di dare un contributo anche a livello nazionale a questo strumento di crescita per i giovani cooperatori, quale è Generazioni, ed esserne parte attiva. Generazioni non ha un’organizzazione interna rigida, anche perché si avvale del contributo volontario dei giovani delle cooperative associate a Legacoop e dei dipendenti delle strutture associative, che investono tempo e idee per contribuire alla cooperazione in senso ampio, a sostenere e portare nel concreto dei nostri percorsi lavorativi in cooperativa il valore dell’intergenerazionalità. I temi che sento più miei e di cui mi sono occupata in Generazioni riguardano soprattutto il lavoro, i nuovi modelli cooperativi e la promozione cooperativa tra i giovani, di cui mi occupo molto in Legacoop Puglia.

In generale, quali sono gli obiettivi e le finalità perseguite da Generazioni?

Generazioni è un luogo dove i giovani delle cooperative e delle strutture di Legacoop possono discutere, elaborare, confrontarsi, promuovere idee e strumenti per favorire il ricambio generazionale, la formazione e la crescita dei cooperatori nelle imprese. Per portare avanti questi obiettivi scegliamo le forme che meglio si adattano, a seconda dei casi e delle opportunità. Abbiamo, ad esempio, fin da subito creato dei gruppi di lavoro tematici, che hanno favorito la partecipazione attiva di cooperatori dai vari territori, utilizzando spesso i mezzi di comunicazione online, e prodotto in alcuni casi risultati interessanti e utili per la nostra organizzazione, per esempio i gruppi di lavoro “prospettive internazionali”, “legalità”, “lavoro e nuovi modelli cooperativi”, “apprendimento e formazione”, “credito e finanza cooperativa”, “rigenerazione cooperativa”. Questi gruppi di lavoro hanno realizzato contributi che hanno portato a dibattiti e confronto su questi temi, come nel caso di Woodcoop, il nostro evento annuale, o altre iniziative sui territori. In genere cerchiamo di essere presenti nei tavoli, anche istituzionali durante i quali si discute dei temi che ci interessano, e di portare delle proposte concrete che tengano conto il punto di vista dei giovani, attivando delle consultazioni interne.

katia-congresso-nazionaleQuali sono le difficoltà che i giovani affrontano all’interno di imprese cooperative?

Le principali difficoltà, come in tutte le imprese, sono legate alla possibilità di avere occasioni di crescita vere. Le imprese cooperative sono per definizione imprese intergenerazionali, ma questo non significa che si tratti di processi che vanno da sé, anzi, c’è bisogno di molta attenzione e cura. Non sempre le occasioni di formazione e di apprendimento sono accessibili per i giovani nelle imprese e non sempre il management è disposto a “far crescere”. Mentre all’intergenerazionalità, in cooperativa, dovrebbe sempre essere riconosciuto un fortissimo valore strategico, in termini di innovazione, risposta al cambiamento e tenuta dell’impresa nel tempo.

In che modo è possibile favorire l’integrazione e la cooperazione fra giovani under 40 all’interno di realtà di impresa?

Quello che chiamiamo “patto intergenerazionale” all’interno delle imprese cooperative richiede cura ed attenzione. Si tratta di sostenere ed implementare buone pratiche per il ricambio generazionale, contribuendo a rafforzare i percorsi di crescita e la possibilità, per giovani e cooperatori esperti, di “fare un pezzo di strada insieme”, in modo strutturato e condiviso. Quindi, né rottamazione, né un passaggio rapido del testimone all’ultimo momento quando è ormai necessario e impellente. Se non si costruiscono percorsi attenti, accade infatti che, all’occorrenza non ci siano persone “nuove” pronte. Il libretto rosso di Generazioni, promosso qualche anno fa dal primo coordinamento, proponeva: percorsi di affiancamento programmati e nel lungo periodo, creazione di momenti di partecipazione “allargata” alle direzioni o ai consigli di amministrazione per poter toccare con mano le modalità di lavoro in quei luoghi, facilitare il passaggio di competenze e la capacità di trasmetterle da socio a socio, limitare i contributi retribuiti da parte di chi è già in pensione e legarli piuttosto a contributi volontari all’organizzazione e alla funzione di formazione di giovani, costruire percorsi di affiancamento, tutorship e mentorship per giovani dirigenti, incoraggiare la formazione continua, migliorare i meccanismi di partecipazione vera da parte dei soci, soprattutto nelle grandi cooperative dove questo è più difficile,  organizzare “corsi di formazione” per neo-soci e neo-consiglieri di amministrazione, discutere di welfare aziendale e dispositivi che aiutino a ridurre gli ostacoli di conciliazione per i giovani genitori, soprattutto le donne,  favorire l’apertura della cooperativa a dispositivi come tirocini, alternanza scuola lavoro, progetti con le Università, per favorire la contaminazione di idee e l’incontro con i giovani e nuovi talenti.

4Quali sono i progetti che come Generazioni LegaCoop state portando avanti?

Parlavo prima dei gruppi di lavoro, da alcuni di essi sono nate le progettualità su cui stiamo lavorando. Il gruppo prospettive europee, per esempio, ha dato un grosso impulso alla nascita della rete europea dei giovani cooperatori (YECN), ospitandone i primi meeting e lavorando sulla governance, l’organizzazione della rete e le opportunità del networking cooperativo a livello europeo. Nel frattempo, insieme al resto della nostra organizzazione, stiamo lavorando alla costituzione dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, un passaggio storico importante per il movimento cooperativo, che metterà insieme le associazioni Legacoop, Confcooperative e AGCI. Dal canto nostro, abbiamo iniziato a lavorare da tempo con i coordinamenti giovani delle altre due organizzazioni e abbiamo realizzato insieme iniziative e progetti. Per esempio, si è lavorato sul tema della formazione, come occasione di crescita dei giovani all’interno delle imprese, sia nella fase iniziale del proprio percorso, sia nella prospettiva di ricoprire funzioni manageriali in cooperativa in modo efficace e strategico. A questo proposito, come giovani dell’Alleanza delle Cooperative abbiamo proposto una Winter School, rivolta ai cooperatori under 30, e una Summer School rivolta agli under 40 giovani manager cooperativi o comunque in fase di crescita. Queste occasioni richiedono la partecipazione attiva del cooperatore al processo formativo, aiutano ad entrare in contatto con altre realtà cooperative consolidate e facilitano il networking tra i giovani cooperatori, lo scambio e le relazioni.

Ci sono dati a livello regionale e nazionale che potrebbero far comprendere meglio l’attuale situazione delle imprese cooperative e dei giovani all’interno di queste?

Qualche mese fa, grazie anche al lavoro che era stato fatto con la Commissione Donne e Parità e i Centri Studi di Legacoop, Confcooperative e AGCI, abbiamo avuto occasione di commentare alcuni dati nazionali in tema di presenza dei giovani nelle cooperative. Se guardiamo ai consigli di amministrazione e alle posizioni apicali di 23 mila imprese cooperative italiane, per esempio, l’età media è di 56 anni, e, a seconda dei settori, va dai 51 anni nelle cooperative di lavoro e servizi ai 61 nella distribuzione, passando dai 56 dell’agroalimentare e del settore sanitario. Se confrontiamo i dati con quelli delle imprese private in forma di Spa, ad esempio, ci accorgiamo che in ogni caso stiamo meglio di loro da questo punto di vista, ma questo non ci basta. Indubbiamente si può fare molto per favorire la presenza dei giovani e la possibilità di avvicinarsi alle posizioni manageriali un po’ prima, puntando in ogni caso sul merito, sulle competenze e favorendo una possibilità di crescita sana. Se il ricambio diventa all’improvviso un’urgenza, quando i consiglieri o i dirigenti vanno in pensione, e non si costruisce invece un percorso insieme, sperare in un futuro management competente e capace di attivare la partecipazione diventa più difficile.

Se un giovane under 40 volesse entrare a far parte di Generazioni LegaCoop cosa dovrebbe fare?

Contattare il coordinamento della propria regione, in quasi tutte le regioni ci sono coordinamenti organizzati, oppure il coordinamento nazionale laddove non ci fosse.

Sul nostro blog ci sono i riferimenti: http://generazioni.legacoop.it oppure scrivere a giovani@legacoop.coop.

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