Belgio: Il mitico rifugio degli ultimi che furono i primi
Carmela Moretti | 5 dicembre 2016

01Mentre interpretava le scene dell’ultimo film dei fratelli Dardenne, “La ragazza senza nome”, l’attrice Adele Haenel ha sostato più volte in questo posto, per prepararsi una sigaretta o farsi servire il caffè più buono di tutta la provincia di Liegi. E anche i due vecchi registi belgi ci mettono piede ogni tanto, soprattutto quando il set delle loro pellicole si trova a pochi passi da qui.

Stiamo parlando della Leonardo da Vinci, un’associazione di promozione culturale e sociale, che oggi ha più di cinquant’anni e se li porta benissimo. Si trova di fronte alla vecchia acciaieria Cockerill, oggi in totale abbandono, in una città dal passato industriale molto fiorente, Seraing. A qualche centinaia di metri, sorge il nuovo super-moderno centro amministrativo, nato sulle rovine di una vecchia fabbrica.

La Leonardo da Vinci ha tante particolarità, tra cui quella di essere come una matrioska russa. La facciata sembra piuttosto anonima – con soltanto un’insegna bianca e nera come vessillo – ma spostandosi all’interno s’incontra tutto un mondo fatto di volti e milioni di storie di lotte e speranza.

02Nel primo ambiente, una saletta-bar dal tipico arredamento retrò, si può essere accolti dal responsabile dell’associazione Angelo Santamaria, originario della Sicilia: uomo instancabile, pieno d’inventiva, sempre capace di andare a fondo nelle questioni politiche e socio-culturali dei suoi due Paesi, l’Italia e il Belgio.

Oppure si possono incrociare gli occhi ridenti di Totò, calabrese di 83 anni, l’ultimo ancora in vita di quel gruppo di valorosi uomini che fondò la Leonardo. Presenza discreta e silente, serve birra e caffè al bancone del bar, ma ne ha di storie il buon Totò, caspita se ne ha!

Come quando racconta, con un filo di voce, di quella volta in cui l’associazione ospitò con orgoglio Berlinguer, nel 1984.

Alla Leonardo da Vinci, dunque, si può andare anche solo per bere un caffè. “È la casa del popolo”, ama definirla Angelo. Oppure si può scegliere 03di trascorrere qualche ora attorno a un tavolino, con Giuseppe Maniglia (segretario dell’associazione e consigliere comunale a Liegi), Tony, Giovanni, Pasquale, Mario e tanti altri immigrati italiani, per intavolare una discussione sul referendum costituzionale, sul job act, l’elezione di Trump, il problema dell’immigrazione, la lotta per i diritti. Sembra uno di quei circoli degli anni ’70, in cui era possibile confrontarsi, sviluppare un pensiero o esporre un’idea, in totale libertà.

Nella parte retrostante, la Leonardo ha anche una sala per ospitare conferenze, cineforum e presentazioni di libri, una saletta per dibattiti e corsi, alcuni uffici e, soprattutto, un archivio che è un vero tesoro.

Proprio qui, di recente, la scrittrice Roberta Sorgato ha presentato il libro “Cuori nel Pozzo”, la storia commuovente di suo padre, morto a trent’anni l’8 febbraio del 1956, nella miniera di Quaregnon. Solo alcuni giorni prima si era tenuta una conferenza-dibattito sul referendum costituzionale del 4 dicembre, che ha visto la partecipazione di Sergio Cofferati e Laura Garavini per spiegare le ragioni del Si e del No nella consultazione popolare.

E sempre in questo posto, in cui si respira storia ad ogni piè sospinto, lo scorso 30 novembre ha fatto tappa il tour belga delle presentazioni di “Conversazione a Molenbeek, l’intervista-inchiesta pubblicata in italiano e in francese dalla casa editrice Radici Future. Gli autori Leonardo Palmisano, sociologo e scrittore barese, e Annalisa Gadaleta, assessore all’Istruzione al Comune di Molenbeek, si sono confrontati con tutti i presenti sulle tematiche dell’immigrazione, delle politiche d’integrazione e del 04fondamentalismo islamico, scartando di tanto in tanto alcuni gustosi cioccolatini belgi.

Uno scambio proficuo per tutti e ammantato da un’atmosfera amichevole, arricchito dalla consapevolezza di essere in uno dei posti più interessanti di tutta la Vallonia.

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