Masserie autosufficienti al posto del Gran ghetto, in Puglia si sperimenta il futuro dell’accoglienza
Michela Di Trani | 22 febbraio 2017

La Regione Puglia: sinora ottanta famiglie sottratte ai campi di concentramento clandestini come quello di Rignano. L’innovativo modello di accoglienza è unico in Italia ed è importato dal Messico

Lavoro nero e caporalato, un fenomeno criminale che interessa tutto il Paese ma che segna in maniera specifica la Puglia in quanto è terra di frontiera. Sono 28 i ghetti distribuiti lungo il tacco dello stivale che la Regione Puglia punta a smantellare con un modello di politiche innovative di accoglienza, di convivenza civile e integrazione degli immigrati, che coinvolgono i partner socio-istituzionali delle sei province pugliesi.

Un modello dunque che parte dal basso e che prevede la collaborazione e la divisione di competenze interregionale tra la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Campania. Ammontano a 22 milioni di euro le risorse complessive destinate, tra fondi europei e fondi regionali destinate ad attribuire agli immigrati extracomunitari condizioni di uguaglianza con i cittadini italiani nel godimento dei diritti civili e a rimuovere le cause che ne ostacolano l’inserimento nel contesto sociale della Regione. I campi di azione sono molteplici, dalla sfera culturale e linguistica a quella economica e lavorativa e dell’assistenza socio-sanitaria, fino all’emergenza abitativa.

Successivamente all’incendio scoppiato nel “Gran Ghetto” il 15 febbraio dell’anno scorso la Regione Puglia allo scopo di garantire temporaneamente accoglienza e ospitalità ai lavoratori stagionali immigrati presenti nel foggiano ha sperimentato un modello di accoglienza autosostenibile.

Ha destinato l’azienda agricola ‘Fortore’, sita in agro di San Severo, di proprietà regionale, all’accoglienza dei migranti. La struttura è stata dotata di moduli abitativi idonei ad accogliere i lavoratori stagionali in condizioni dignitose. Ottanta famiglie a seguito dell’attrezzamento della masseria Fortore sono state sottratte ai ghetti clandestini che costituiscono un attentato ai principi della convivenza umana e ai migranti la cui condizione di richiedenti asilo li trasforma spesso in vittime dello sfruttamento. Diventano serbatoio di manodopera, ingaggiata illegalmente, sfruttata, spesso ridotta in schiavitù dalla criminalità organizzata.

«La sperimentazione è pienamente riuscita che vogliamo replicare negli altri territori regionali – dice Stefano Fumarulo, dirigente della sezione sicurezza del cittadino, delle politiche per le migrazioni e antimafia sociale – Abbiamo capovolto il modello di accoglienza, da assistenzialista ad autosostenibile, con il coinvolgimento di pezzi della cittadinanza di San severo. Gli ospiti contribuiscono in proporzione alle loro possibilità al mantenimento della struttura. I terreni agricoli sono coltivati da loro e il ricavato dell’attività agricola è devoluto alle spese per il funzionamento della masseria».

L’innovativo modello di accoglienza è unico in Italia. La Puglia ha fatto da Regione pilota importandolo dal Messico. L’esperimento pugliese ha incontrato anche il gradimento dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e da cooperative che hanno espresso la volontà di diventare partner economici dei prossimi cantieri di ristrutturazione delle strutture regionali per i migranti. Nel patrimonio regionale sono state già individuate altre strutture da ristrutturare, ha fatto sapere Fumarulo.

La Regione Puglia, inoltre, ha previsto anche dei bandi che incentivano le imprese di extracomunitari, sempre nell’ottica di invertire la logica dell’assistenzialismo con la creazione di opportunità di lavoro e di integrazione sociale.

Sotto il tiro dell’amministrazione regionale c’è il ghetto di Rignano, una città invisibile che ospita più di duemila migranti stipati in baracche precarie per la raccolta dei pomodori. A tal proposito il Fumarulo ha voluto chiarire “che fermo restando che il ghetto di Rignano resta un problema del Paese, da parte della Regione c’è la volontà di smantellarlo.”

Foto: © gpopolo (CC BY 2.0)

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