Coopfond, la banca che da oltre 20 anni investe sui progetti. E anche sul Sud
Michela Di Trani | 3 maggio 2017

La società per azioni gestisce un fondo alimentato dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti a Legacoop. I numeri: 500 interventi in portafoglio e 1.500 posti di lavoro salvati. Il direttore Aldo Soldi: “Ma il finanziamento è solo il punto di partenza di un percorso di solidarietà e collaborazione”

Coopfond è  il fondo mutualistico di Legacoop, di Confcooperative ed AGCI che da vent’anni interviene per sostenere l’accesso al mercato del credito delle imprese cooperative. Una sorta di “banca buona” che drena risorse da imprese, settori economici e territori più floridi verso contesti in crisi. Può finanziare soltanto cooperative o società per azioni controllate da cooperative attraverso tre modalità: intervenendo nel capitale e diventando quindi socio di cooperative, erogando prestiti o contribuendo a fondo perduto. L’attività di finanziamento è strettamente collegata a un’attività di monitoraggio e consulenza dell’impresa nel suo complesso, rivolta ad aiutare l’impresa a superare il momento di difficoltà. Coopfond attualmente conta circa 500 interventi in portafoglio e 1.500 posti di lavoro salvati. Il fondo è alimentato dal 3% degli utili dei bilanci delle cooperative aderenti a Legacoop. In sostanza le aziende cooperative destinano una parte dei loro utili per far nascere altra cooperazione o per sostenere le imprese in difficoltà, sottraendola alla distribuzione tra i soci e agli investimenti aziendali. In oltre venti anni di attività (i fondi mutualistici sono stati istituiti con la legge 59/1992) il Fondo ha raccolto oltre 400 milioni di euro, che al direttore generale di Coopfond, Aldo Soldi, gli è valso il soprannome di “Robin Hood delle della cooperazione”.

Ci spiega come funziona il Fondo?

L’attività prevalente si basa sul criterio della rotatività: le risorse erogate alle cooperative devono rientrare nella disponibilità del fondo, dopo un periodo prestabilito, in modo che possano essere messe a disposizione di altre cooperative bisognose. Il criterio della rotatività in questo momento di crisi economica, in cui anche la raccolta è diminuita, è importante che sia rispettato, per consentire al Fondo di raggiungere più richieste possibili.

L’istituto che dirige come si pone rispetto all’attività creditizia che svolge una normale banca?

C’è un aspetto puramente economico che riguarda i costi del finanziamento di accesso al fondo che sono contenuti e comunque sicuramente competitivi rispetto ad altre forme di finanziamenti; sono sempre contrattualizzati all’inizio con assoluta chiarezza, sia si tratti di prestito, sia di ingresso nel capitale sociale. In quest’ultimo caso, può essere prevista la presenza di un rappresentante di Coopfond nel collegio sindacale. E poi sono finanziati progetti sostenibili. La nostra attività non si conclude con l’erogazione della somma. Il finanziamento è il punto di partenza di un percorso di solidarietà e collaborazione che comprende tutta l’attività d’impresa per l’intero periodo di ammortamento. Cerchiamo insieme strategie aziendali rivolte a superare le criticità che hanno indotto la cooperativa nella situazione di sbilanciamento finanziario. La nostra attività creditizia inoltre non è solo alternativa ma anche complementare alle banche. Per esempio, la presenza di Coopfond nel capitale sociale conferisce all’impresa richiedente maggiore solidità finanziaria che può agevolare l’erogazione del prestito da parte delle banche.

Come si comporta Coopfond nei confronti delle cooperative insolventi, cioè che non restituiscono le somme ricevute in prestito?

Il Fondo non ha l’obiettivo di lucrare dall’impiego delle proprie risorse: si tratta di “capitale paziente”, che può stare nelle cooperative per cinque, sette oppure 10 anni nel caso gli interventi sono a sostegno dell’internazionalizzazione, per cui solitamente occorre un periodo iniziale più lungo affinché l’investimento possa andare a regime. Se si manifestassero delle difficoltà, si cercano soluzioni di ristrutturazione del debito che possono essere di allungamento del periodo di ammortamento e/o riduzione della rata. Si apre il contenzioso legale solo in casi estremi che sono molti rari.

Quali sono i casi in cui le risorse sono erogate a fondo perduto?

Si tratta di una piccola percentuale di risorse destinata a diffondere la cultura cooperativa, che può riguardare dall’organizzazione dei master universitari in Economia cooperativa, al sostegno di iniziative sociali particolarmente significative. Nei confronti delle imprese delle cooperative sociali che nascono tra giovani per gestire beni confiscati alla criminalità organizzata il valore delle risorse finanziarie impiegate a fondo perduto acquista un ulteriore significato, che è quello del sostegno e della condivisione dell’iniziativa intrapresa. Per questi giovani, che in condizioni ambientali ed economiche difficili hanno scelto di utilizzare in forma cooperativa beni confiscati per ridare speranza e legalità, è decisivo non sentirsi isolati, capire che la cooperazione tutta sta con loro.

L’effetto redistributivo del Fondo come si spalma nell’economia del sistema cooperativo?

C’è uno spostamento di risorse territoriale, dal nord verso il sud, dimensionale, dalle imprese grandi a quelle medie e piccole e settoriale, dalle cooperative tra consumatori e dettaglianti (Coop e Conad), verso i settori dei servizi o del sociale. L’80% delle fondo è costituito da risorse versate dalle grandi imprese che risiedono al Nord. Nel 2016 il 70% del fondo è stato alimentato dalle imprese residenti in Emilia Romagna, Toscana e Umbria.

Le regioni del Sud risultano le più sostenute?

Vorrei fare una precisazione, il Fondo innanzitutto premia il progetto dell’impresa. La finalità è anche di favorire la crescita di nuove cooperative nelle zone a minore insediamento, per cui sono premiate le aree in cui c’è maggiore iniziativa imprenditoriale. In Puglia, in Sicilia, per esempio, ci sono diverse realtà cooperative interessanti che abbiamo sostenuto.

Dunque come avviene la selezione delle iniziative da finanziare e sostenere?

Come ogni società finanziaria Coopfond si è dotata di un sistema di rating, anzi di tre sistemi. Due sono attivati al momento della richiesta dell’intervento, uno di tipo finanziario e uno di tipo sociale, e uno annuale e rilevato attraverso l’attività di monitoraggio per consentire il controllo degli andamenti. Il rating sociale è importante poiché, assieme a parametri indispensabili di carattere economico/patrimoniale/finanziario, aiuta a tenere conto anche del valore sociale dell’iniziativa in esame, della ricaduta sul territorio, della creazione di posti di lavoro, del significato del servizio offerto sotto la duplice osservazione di chi lo offre e di chi ne dovrà usufruire. Prima di assumere la decisione di concedere o negare un sostegno richiesto, il Consiglio di amministrazione deve avere cognizione di entrambi i rating.

Per maggiori informazioni su Coopfond clicca qui

Ti potrebbe interessare anche coopstartup

Commenti