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L’Innesto ha in media 80 addetti occupati nei diversi settori, come quello turistico, culturale, dell’agricoltura sociale con fattoria didattica e dell’e-commerce
Nel Bergamasco usano il crowdfunding per evitare lo scippo e salvare la Casa del Pescatore
Nicole Cascione | 4 settembre 2017

In Val Cavallina la coop. L’Innesto rischiava di perdere la gestione del centro. Ma una raccolta fondi da 400mila euro ha riacceso la speranza. Esempio di come il territorio può salvare se stesso. Il presidente della cooperativa: “Il progetto ha un piano industriale che ne garantisce la riqualificazione. Legacoop e Coopfond ci hanno aiutato”

Bergamo, la città italiana che ha saputo reagire meglio alla crisi. Secondo dati analizzati dal Sole 24ore, infatti, rispetto al 2013 la città lombarda ha registrato un segno positivo, conquistandosi il gradino più alto sul podio, con un 5,3% del tasso di disoccupazione, uno dei più bassi nel Bel Paese e con un +74,3% di crescita economica. A favorire questa ripresa, le numerose aziende del territorio, cooperative sociali come L’innesto onlus, presieduta da Lodovico Patelli, nata per “favorire l’inserimento lavorativo, soprattutto quello dei soggetti svantaggiati” attraverso la valorizzazione delle ricchezze di un territorio ricco di risorse, come quello della Val Cavallina, nel bergamasco. La cooperativa sociale, che opera a Gaverina Terme, quotidianamente, si impegna affinché la conoscenza del territorio e le attività legate alle caratteristiche dello stesso, possano diffondersi soprattutto tra i più giovani, tra gli studenti, per far sì che questi ultimi possano diventare cittadini attivi e consapevoli. Nata nel 1999 con venti soci fondatori, oggi conta 203 soci e un milione e 200 mila euro di capitale sociale. Un traguardo raggiunto dopo anni di sacrifici e dopo tanto impegno profuso in favore del territorio, con il fine ultimo di trasformare Val Cavallina in un luogo attrattivo per i turisti e gli investimenti. La cooperativa L’Innesto ha in media 80 addetti occupati nei diversi settori, come quello turistico, culturale, dell’agricoltura sociale con fattoria didattica e dell’e-commerce. Numerose sono le strutture legate alla cooperativa che perseguono questi obiettivi: il Bioparco di Val Cavallina Valle delle Sorgenti con i laboratori artigianali nel Borgo Antico, il Centro Allevamento di Valle, il Centro Coltivazioni e il Centro Escursioni. Per quanto riguarda l’allevamento e l’agricoltura, questi due settori, così come spiegato dal presidente Lodovico Patelli, “non sono funzionali alla produzione, ma alla conoscenza. Quindi tutti i ragazzi che vengono a visitare il Bioparco di Val Cavallina hanno l’opportunità di conoscere il territorio, attraverso la valorizzazione dei prodotti che il territorio stesso offre sia da un punto di vista agricolo che naturalistico. Si tratta – ha spiegato il presidente Patelli – di strutture realizzate all’interno di terreni recuperati, nei quali organizziamo anche attività tradizionali, per diffondere un tipo di conoscenza enogastronomica. Ad esempio, il giorno di San Giovanni organizziamo la raccolta delle noci per poi produrre il nocino e promuoverlo all’interno dei ristoranti della zona. Attraverso poi il canale e-commerce, vendiamo prodotti di agricoltori locali, prodotti biologici e a km 0. Al ritiro della merce ci pensano ragazzi con difficoltà, soggetti svantaggiati che, accompagnati da persone preparate,  perseguono importanti traguardi nel raggiungimento della propria indipendenza”.

Di recente, però, una delle strutture gestite dalla cooperativa, La Casa del Pescatore, è stata messa in vendita. Con l’abolizione delle Province, purtroppo, le casse di questi enti pubblici si sono ritrovate improvvisamente vuote e così molte proprietà in loro possesso sono state messe in vendite. E il 21 giugno 2017 l’amministrazione provinciale ha comunicato alla cooperativa la pubblicazione del bando di alienazione della Casa del Pescatore. Alla cooperativa, da sedici anni conduttrice della struttura, è stato offerto il diritto di prelazione, da esercitare entro il 19 agosto 2017, al prezzo, base d’asta, di 865 mila euro. Facendo un bando si temeva che la struttura potesse finire in mani poco sicure, ma la cooperativa non disponeva delle risorse necessarie e ha così avviato una campagna per trovare nuovi soci che apportassero capitale e un crowdfunding per la raccolta di donazioni. Risultato: “In un mese abbiamo raccolto 400 mila euro, chiedendo aiuto al territorio – ha dichiarato entusiasta il presidente Patelli – Continua l’attività di capitalizzazione, attraverso l’adesione di nuovi soci alla cooperativa, ma ad oggi possiamo ritenerci soddisfatti del risultato raggiunto”. Ed ora si pensa a quelle che saranno presto le attività svolte all’interno della Casa del Pescatore: “L’Innesto è impegnata a realizzare un intervento di ristrutturazione per renderla ancora più bella e accessibile e ad attivare nuovi servizi in collaborazione anche con gli esercizi commerciali e con i produttori, tra i quali: l’apertura di un minimarket che valorizzi i prodotti locali e biologici con annessi box edicola e tabacchi; uno shop tematico con i prodotti utili per i fruitori del lago e la riorganizzazione dell’area pic-nic e degli accessi. Il tutto offrirà nuove opportunità di lavoro e spazi occupazionali protetti, sviluppando una più incisiva azione promozionale del nostro bel territorio, offrendo ulteriori servizi di welfare, di fruizione ambientale rispettosa, dell’incontro fra le genti in una logica di turismo responsabile, sostenibile e solidale, confermando quelli che sono i risultati ottenuti in questi 16 anni di gestione: formazione ambientale, valorizzazione dei prodotti a km 0, oltre 40 inserimenti lavorativi di persone svantaggiate e ausilio a numerose altre situazione di difficoltà; presidio della legalità contro possibili infiltrazioni pericolose” ha sottolineato Lodovico Patelli. Ma un ruolo fondamentale nel recupero di questo importante bene è stato svolto anche da Legacoop che, attraverso il fondo mutualistico di riferimento, ovvero Coopfond, è diventato socio della cooperativa, con capitale a rischio per dieci anni. “Questo ci ha profondamente confortati – ha dichiarato Lodovico Patelli – Abbiamo buone speranze per il futuro, anche perché il progetto ha un piano industriale che ne garantisce la restituzione. Anche Legacoop regionale si sta muovendo al nostro fianco, con Genera Spa, una finanziaria costituita da cooperative di Legacoop, inoltrando la domanda per diventare socio finanziatore anch’essa per dieci anni”. Nella valorizzazione del territorio però, accanto alla cooperativa L’Innesto onlus ruotano tutta una serie di realtà pubbliche e private che condividono lo stesso obiettivo: rendere il territorio attrattivo turisticamente, nonostante la crisi economica. Sarebbe errato pensare che la crisi economica abbia colpito solo il Mezzogiorno d’Italia, anche il settentrione purtroppo ha subito una battuta d’arresto, dovuta, secondo Lodovico Patelli, che è anche responsabile di Legacoop a Bergamo, ad un’evoluzione naturale delle aspettative di vita degli italiani, che hanno portato ad un progressivo abbandono delle campagne e alla successiva delocalizzazione della produzione manifatturiera delle diverse e numerose aziende del territorio. Ma troppo spesso la crisi economica viene utilizzata come scusa da coloro che non intendono investire nel proprio territorio, arrestandone la crescita. La cooperativa sociale L’Innesto onlus, insieme ad altre realtà del territorio bergamasco, al contrario rappresentano un esempio, un modello da adottare anche in altre parti d’Italia, affinché il Paese possa tornare ad essere ricco economicamente e professionalmente.

 

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