Matteo Vairo, operatore umanitario
Decreto sicurezza, persa l'occasione di mettere mano con coscienza all'accoglienza
Matteo Vairo | 2 dicembre 2018

Neutralizzato il Senato, anche alla Camera con un voto di fiducia si è compiuto lo scempio abbondantemente previsto: è stato approvato in via definitiva il “decreto sicurezza e immigrazione”, provvedimento fortemente voluto dal ministro Matteo Salvini.

Nessuno dei più di seicento emendamenti presentati è stato discusso ed i pochi presentati dalla maggioranza sono stati ritirati.

Il decreto è torcida guizzante per i tifosi del “capitano”, convinti che sia questa la strada maestra da imboccare per risollevare le proprie frustrazioni e porre fine alla totalità delle proprie sofferenze: finalmente la legge è dalla loro, finalmente un’arma in più da scagliare contro “buonisti”, “quelli del PD”, “magliette rosse” ed affini

Ma… sarà proprio così? Posto che nessuno ha la sfera di cristallo, il buon senso potrebbe venirci un po' in aiuto. Innanzitutto l’impressione è che l’immigrazione debba continuare ad essere un problema: che fine farebbero gli attuali governanti se fossero chiamati a dare risposte vere e non spot o propagandistiche ruspe sul cancro delle mafie, sulla corruzione, sul clientelismo spregiudicato e sulla sicurezza intesa come  qualità della vita?

Finiti gli sbarchi (non per “merito” di Salvini) si è deciso di scardinare quanto di buono in questi anni di accoglienza si era creato come il sistema SPRAR, un’istituzione quasi sempre vincente che ha mostrato come l’accoglienza diffusa su poche unità è propedeutica ad una positiva integrazione. La destrutturazione del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, sarà anche un colpo all’economia locale italiana che è stata favorita dalla diffusione territoriale dei progetti SPRAR e porterà alla perdita di numerose professionalità che si ritroveranno senza contratto. Con questo decreto invece si farà un grosso favore alle organizzazioni private che gestiscono i grandi centri di accoglienza si creeranno grossi centri, privi di servizi e con standard bassi. Di solito questi centri sono gestiti da organizzazioni che preferiscono logiche speculative legate ai grandi numeri e in passato sono state anche coinvolte inchieste giudiziarie che hanno ravvisato legami con la criminalità organizzata

Si produrranno molti migranti irregolari e si alimenteranno i contenziosi giudiziari: tutti quelli che riceveranno un diniego faranno ricorso appellandosi all’articolo 10 della costituzione. È quasi un paradosso: un decreto che è fatto per combattere l’illegalità, produrrà illegalità. Moltissime persone si troveranno in una situazione d’irregolarità sul territorio italiano. La situazione peggiore che potrebbe verificarsi con l’applicazione del decreto è la creazione di 60mila nuovi irregolari che si aggiungeranno ai 70mila già previsti, prodotti dai dinieghi della domanda di asilo, per un totale di 130mila irregolari in più nei prossimi due anni (dati ISPI).

Togliere la possibilità di rilasciare un permesso umanitario a un richiedente asilo che ha compiuto un percorso di integrazione, trovando un lavoro e concorrendo positivamente al benessere generale, è una previsione che va contro ogni buonsenso. Il tempo di permanenza nei centri di espulsione aumenterà notevolmente e non migliorerà l’efficienza del sistema. La conseguenza di questa misura sarà l’aumento dei detenuti nei CPR e maggiore sofferenza per queste persone, senza che questo vada ad influire sui rimpatri. La difficoltà ad aumentare il numero delle persone rimpatriate dipende dai pochi accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi di origine e non sarà operativa solo a colpi di facili slogan dal sapore elettorale.

Non so, nessuno sa, le ripercussioni che questo avrà tra “qualche domani”, di sicuro si è persa una bella opportunità di mettere mano, con coscienza e professionalità, al sistema di accoglienza e gestione del fenomeno migratorio che tanto avrebbe avuto bisogno di una ristrutturazione prima di tutto etica e poi tecnica.

Sembra invece di assistere a risposte date “da” ed “ad” una viscerale ignoranza italica figlia di anni di tagli alla cultura ed all’istruzione ed in cui si fa a gara a personificare “il capoclasse della classe dei malinformati, dei ripetenti per scelta, il portavoce del popolino descritto dal Manzoni, il megafono di un disagio sociale che giorno dopo giorno inghiottisce tutti e riporta le lancette della storia indietro nel tempo” sia da un lato che dall’altro della “tifoseria”.

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