Vito Mariella - Presidente Cnca Puglia. Collabora con Radici Future Magazine
Gioco online, ecco come le mafie sfruttano i vizi degli italiani
Vito Mariella | 14 novembre 2018

Mentre il dibattito politico è tutto focalizzato sul  tema immigrazione, Cosa nostra, ‘Ndrangheta e clan pugliesi continuano il loro business sull’intero territorio nazionale e, in accordo fra loro, gestiscono affari diversi. La parola d’ordine è riciclare. Per raggiungere lo scopo, le organizzazioni criminali hanno bisogno di affiliati con professionalità e competenze specifiche. Emblematiche le parole di uno degli intercettati nell'ambito delle inchieste coordinate delle Dna che hanno portato a svelare gli interessi delle mafie sul gioco d'azzardo:  "Io cerco adepti che abbiano frequentato le migliori università e che, non  siano  quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare così.. Bam, bam!!!. Io cerco quelli che fanno così, invece: Pin, pin!! Che cliccano! Quelli cliccano e movimentano… È tutta una questione di indice, capito?”, diceva al telefono uno dei coinvolti. Emerge, senza ombra di dubbio, un nuovo profilo del “picciotto” lontano anni luce dai racconti stereotipati delle fiction televisive.
Secondo l’ultimo rapporto semestrale della  Direzione Investigativa Antimafia, tutti i mandamenti siciliani “risultano indistintamente interessati al settore, tanto che molte famiglie spingerebbero per favorire l’apertura, nel proprio territorio, di nuove agenzie. Le mafie, oggi, manifestano un rinnovato interesse per il settore dei giochi e delle scommesse on line, attività che garantisce cospicui interessi economici, anche notevoli possibilità di riciclaggio. I volumi d’affari vengono ulteriormente moltiplicati dal sistematico ricorso a piattaforme di gioco, spesso allocate all’estero, che consentono l’evasione fiscale di consistenti somme di denaro. Viene, infatti, così creato un sistema parallelo a quello legale, di difficile tracciabilità e del tutto clandestino rispetto al gioco autorizzato dallo Stato”. L’attività di prevenzione nel settore del riciclaggio di proventi illeciti rimane uno degli obiettivi strategici della DIA. Negli ultimi sei mesi la Direzione Investigativa Antimafia ha analizzato 45.815 segnalazioni di operazioni sospette, che ha comportato l’esame di 203.830 soggetti segnalati o collegati, di cui 143.953 persone fisiche e 59.877 persone giuridiche, correlate a 223.218 operazioni finanziarie sospette. Questo lavoro  ha consentito di individuare  5.044 segnalazioni di interesse della DIA, di cui  932 di diretta attinenza alla criminalità mafiosa e 4.112 riferibili a  reati spia/sentinella, ovvero “reati  ritenuti maggiormente indicativi di dinamiche riconducibili alla supposta presenza di aggregati di matrice mafiosa”. Il maggior numero di tali operazioni è stato effettuato nelle regioni settentrionali (20.110), in particolare in Lombardia (20%), con a seguire le regioni meridionali (12.452) e centrali (8.847), per finire con le regioni insulari (2.823). Dal 2010 al 2017  i comuni sciolti in Italia per infiltrazione mafiosa sono 94. Solo in quest’ultimo anno 21 amministrazioni comunali sono state interessate dal provvedimento di scioglimento (1 in Liguria). Questo evidenzia la facilità con cui le mafie riescono a infiltrarsi nelle istituzioni, da Nord a Sud.
Mentre le mafie continuano a infiltrarsi con estrema facilità nelle istituzioni e in segmenti dell’economia italiana, la Camera dei Deputati si prepara a convertire in legge il decreto sicurezza e immigrazione. Governo e gran parte dell’opinione pubblica, si preparano a festeggiare la “cacciata dello straniero”.

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