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Sabrine Aouni, italo-tunisina di seconda generazione, è studentessa universitaria
Attentato a Tunisi, il terrorismo che odia l'arte
Sabrine Aouni | 30 ottobre 2018

Ieri in tarda mattinata a Tunisi (Tunisia), nei pressi del Teatro Municipale della capitale, una donna di circa trent’anni  si fa esplodere. Il bilancio è di nove feriti e una deceduta. Non sono morti altri, a parte la kamikaze, e cio’ porta a un sospiro di sollievo, ma allo stesso tempo rimanda a tre anni fa, quando il terrorismo in Tunisia ha, nel giro di pochi mesi, ucciso più di 70 persone fra cui 20 turisti provenienti da tutto il mondo (ricordiamo l’attentato al Museo del Bardo nel Marzo 2015, l’attentato contro un bus di guardie presidenziali nel centro di Tunisi nel novembre 2015, l’attentato nella spiaggia nella città di Sousse nel Giugno 2015).
La lotta al terrorismo pero’ in Tunisia non finisce nel 2015: ancora oggi  l’esercito tunisino  cerca di combattere il terrorismo all’interno del paese, radicatosi in modo particolare nelle cittadine ai confini con la Libia e creando un’intera organizzazione criminale che ha portato persino al traffico di droga, persone e in modo particolare armi. 
Colpisce il luogo dell’attentato: la donna ha deciso di farsi esplodere davanti a un teatro, una delle più importanti e sofisticate forme di arte esistenti. Il terrorismo è una delle forme più violente del rifiuto del diverso, del rifiuto del progresso, del rifiuto insomma di tutto ciò che è il contrario dell’ignoranza e dell'arretratezza. Ciò che fa paura al terrorismo non è la chiusura dei porti e la costruzione dei muri perché è di quello che si nutre. Per sconfiggere il terrorismo occorre aprire le porte al sapere, offrire spazi di aggregazione dove la diversità è cio’ che accomuna e non cio’ che divide,  formare generazioni che cercheranno di lottare contro i poteri con i libri e non con le armi. Restiamo Umani.

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