Le parole pesano quanto la responsabilità pubblica di chi le pronunzia
Paolo Ciocia | 16 ottobre 2018

La locuzione latina verba volant, scripta manent, tradotta letteralmente, e secondo la diffusa interpretazione corrente, significa: le parole volano, gli scritti rimangono; ossia, le parole si possono disperdere e dimenticare, mentre la prudenza consiglia sempre di mettere per iscritto, in documenti formali, gli accordi per evitare contestazioni. Sono i documenti quelli che regolano, restano, sono assunti a riferimento. Meglio verificare i documenti, ciò che è realmente scritto in essi.

Tuttavia non era questo il senso che Caio Tito aveva voluto dare all’espressione nel suo discorso al Senato romano. La valenza era proprio opposta (e attuale) . In un tempo (verrebbe da dire come il nostro) in cui l’analfabetismo era largamente diffuso e pochi avevano accesso ai documenti, l’oratore romano indicava che proprio le parole viaggiano, si spostano veloci di bocca in bocca, rendono il messaggio diffuso e circolare, hanno una capacità di permeare la società, mentre gli scritti restano immobili, magari impolverati, senza che la maggior parte dei romani (starei per dire degli italiani) possano avere conoscenza effettiva del loro contenuto. Dunque proprio alle parole andava riservata la massima attenzione.

Verrebbe da pensare che la storia si sia voluta vendicare di questa diffusa errata interpretazione e l’abbia riportata all’originaria e corretta. Nella società della comunicazione verbale, amplificata massicciamente dai social media, che riproducono fiumi di parole e slogan da parte di una classe politica sempre più protagonista di talk show, l’effetto è moltiplicato dalle voci incontrollate dei destinatari/ interlocutori; quasi mai il testo del decreto o della legge che si commenta, anche con toni aspri e talvolta violenti, è stato letto o verrà letto dal documento originario. Mai che il documento preceda il commento; solo il contrario, in una commedia dell’assurdo dalla quale pare difficile uscire.

Tanto che molto spesso ci si accorge che quel documento, quella legge, quel provvedimento che si è a lungo osannato o criticato, non è mai (o non ancora) stato emanato; si è parlato del nulla, ma quel nulla è diventato realtà. Ciò che conta è l’annuncio, la frase ad effetto che produrrà consenso, dissenso, dibattito; ciò che conta sono solo le parole. Il testo, semmai ce ne fosse uno, non interessa davvero a nessuno, o magari solo a quei pochi che saranno costretti ad applicare quelle norme ed a scoprire che hanno senso, natura e funzione diversa da quella per cui si è dibattuto.

La parola è tutto o quasi. E’ la parola, non il documento vero, a guidare le scelte, a condizionare i giudizi. E’solo la parola, purtroppo, che resta oggi. Resta anche nella registrazioni vocali che vengono custodite, riprodotte ed amplificate. E’ proprio la parola ad essere diventata incancellabile. Ben più di uno scritto che nessuno legge e quasi nessuno ricerca.

Ma le parole pesano, eccome; specie se comunicate con colpevole leggerezza da chi ha una responsabilità di governo ed attraverso una frase, una parola esprime il verbo dello Stato e del potere sovrano che lo caratterizza. Una sola frase può spostare equilibri internazionali, condizionare investimenti, flussi finanziari, guidare scelte delle famiglie e degli operatori economici. Può influenzare i mercati, far crollare le borse.

Lo hanno ricordato di recente, con autorevole monito, il Presidente della Repubblica e la Presidente del Senato, non lontano dal luogo dove Caio Tito ammoniva: le parole restano, verba manent; sono pietre soprattutto nella responsabilità di chi rappresenta l’autorità pubblica.

Le parole pesano quanto la responsabilità pubblica di chi le pronunzia. Pesano e restano le parole che richiamano mai sopiti istinti razziali, incitano anche potenzialmente alla violenza o alla vendetta, minano la credibilità delle istituzioni di controllo e l’autorevolezza di chi le rappresenta. Pesano e restano le parole registrate, trasmesse, riprodotte, spedite in file audio, resta tutto che è apparentemente volatile e leggero, ma che pesa oggi più di qualunque testo scritto ed approvato.

Ed allora, visto che la storia ha capovolto il significato, capovolgiamo la frase : verba manent. Sono le parole a restare impresse nella memoria, ad acquisire una loro autonoma realtà ed a dar vita alle cose. Verba manent, purtroppo. La storia si è vendicata. Guai a modificare il senso dei vecchi e saggi ammonimenti.

Commenti