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Michela Di Trani è giornalista professionista e autrice
A Bari in scena i matrimoni combinati per ottenere la cittadinanza, ma con parti invertite
Michela Di Trani | 13 ottobre 2018

“Un barese a New York 3”, in scena nei giorni scorso al teatro Barium di Bari,  è un’opera originale, prende dal teatro “classico” barese per farsi carico di problemi forti e contemporanei, attraverso una vena comica e audace.

La storia è quella di Joe, un attore originario del capoluogo pugliese che si trasferisce a New York per inseguire il suo sogno di poter lavorare come attore. Già dai tempi della prima saga di un Barese a New York  Gianni Colajemma,  attore e regista,  dimostra  l’abilità nel saper gestire una commedia sensibile, divertente e politicamente scorretta.  È attraverso questa delicata attenzione nell’attraversare con un sorriso e una risata territori minati: ( disoccupazione, immigrazione) Colajemma accompagnato da Lucia Coppola, Federica Antonacci, Luca Mastrolitti, Maria Schino e Magda Fanelli, ogni personaggio è caratterizzato da un particolare modo di esprimersi e comportarsi,  costruisce una storia solida ed efficace che diverte ma fa riflettere. In quest’ottica allora è così che tutti i tabù sociali vengono sfidati con un’energia che supera  convenzioni e ipocrisie sociali. “È mio marito ma non è mio marito” risponderà la collaboratrice domestica, anche lei italiana immigrata  negli Stati Uniti,  York,   quando Joe le chiederà se è sposata con l’uomo americano che dice di essere suo marito.  Insomma  nella Grande Mela  sono gli italiani  costretti a matrimoni combinati per superare problemi legati alla cittadinanza. Tra gag e situazioni esilaranti affronteranno i temi legati all’immigrazione e all’integrazione sociale ma a parti invertite: saranno i baresi gli ospiti di una terra straniera alle prese con problemi di green card, di cittadinanza e di lingua.

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