Paolo Ciocia è avvocato e docente a c. nell'Università di Milano
"L'Obbligo flessibile" dei vaccini e gli altri ossimori della politica
Gianni Svaldi | 13 agosto 2018

Quasi 50 anni fa gli studenti della Sorbona manifestavano inneggiando all'immaginazione al potere.  Il tempo è galantuomo, ma tutto arriva. Qualcosa di simile è accaduto in Italia. L'obbligo flessibile annunciato dal Ministro della salute, Grillo, in materia di vaccini, porta l'ossimoro al potere. Non sarà proprio la stessa cosa, ma bisogna ammettere che questo risultato va oltre l’ immaginazione.

La vera rivoluzione in politica oggi si fa destrutturando i contesti linguistici. Oppure attribuendo nomi fantasiosi, ma di forte impatto mediatico, agli atti normativi che prima avevano banalmente solo una data ed un numero. Oggi i decreti non si emanano, si battezzano: serve anche a dare vivacità anagrafica, ma soprattutto senso dell'Innovazione. Ecco allora la “buona scuola" , il Salva Ilva, decreto dignità e così nominando.

Insomma è l'innovazione linguistica, la nuova frontiera della politica di governo e, ancor meglio, della produzione normativa. Il titolo è quello che fa audience. Il contenuto è del tutto secondario.

Se poi il titolo è un splendido ossimoro sulla derogabilità intrinseca del dovere, il successo è assicurato. C’è tutto ed il suo contrario. Se poi la norma sarà di difficile interpretazione o applicazione, bisognerà farsene una ragione.

Capire se la certificazione della vaccinazione si dovrà produrre o no, sarò complicato? Nessun problema. Il diritto è già da tempo il mondo dell’opinabile; solo in claris non fit interpretatio. E l’Italia è, per sua vocazione, il regno dell’interpretazione del diritto. Non si dice forse che la legge si applica con i nemici e si interpreta con gli amici? Qui nemici non ne abbiamo. Dunque : si deve, anzi si può. Forse.

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