Silvano Trevisani è giornalista, racconta da 40 anni Taranto e la Puglia
La scia di profumo che presto svanisce degli appuntamenti letterari
Silvano Trevisani | 27 giugno 2018

È tempo di rassegne estive. Fioriscono un po’ dappertutto in questa anelata vigilia vacanziera e si moltiplicano gli appuntamenti letterari che si dividono in due grandi filoni: i programmoni pomposi e un po’ spocchiosi con i grandi nomi delle vetrine televisive e i programmini “volemose bene” iperinclusivi, che imbarcano tutti, velleitari autoprodotti e sgrammaticati inclusi.

Mettiamo da parte questi ultimi, che rimarcano la filosofia della sagra paesane e che meritano il rispetto umano che ogni attività dell’uomo (escluse quelle elencate nel codice penale) merita e veniamo agli ambiziosi programmoni che riportano nelle estreme periferie del mondo, quali vengono considerate le nostre contrade, gli stessi nomi altisonanti che per tutti i mesi precedenti abbiamo visto e rivisto sfilare in tv fino alla noia. Gli stessi personaggi che, nel giro di pochi giorni, passavano da Tg1 a Porta a porta, da Piazza pulita e Uno mattina, da Matrix a Sky news, dalla Tv dei ragazzi a Paperissima! Volti televisivi che appartengono spesso a gente che non potrebbe nemmeno pubblicare un libro se non glielo scrivesse qualcun altro. Soubrette, cuochi, giornalisti pensionati da vent’anni che sanno ancora tutto di tutti, autori stranieri che sono in Italia da sempre. ma parlano così male che se dovessero sostenere l’esame alla British School si fermerebbero all’A2, eppure scrivono libri sull’Italia. E poi finti difensori del Sud che puntano sulla rabbia dei meridionali come fa Salvini nei confronti dei migranti e romanzieri alla disperata ricerca della “ricetta Montalbano”. Capita spesso di vedere autori transitare nella stessa giornate in tre o quattro programmi diversi e poi ospitare nel proprio programma i conduttori che li hanno ospitati nel loro, in uno scambio che sarebbe vergognoso se non succedesse in Italia, ma che sulla rete pubblica dovrebbe essere concussione. E i giornali nazionali, che sono nel giro delle grandi case editrici che li editano, completano il grande budget che garantisce loro vendite cospicue. Come se non bastasse ce li ritroviamo nelle nostre rassegne come se fossero delle preziosità da offrire al pubblico sfortunato che così ha la fortuna di vederli da vicino, di toccarli con mano, dopo averli subiti da lontano! Di farsi autografare un libro che rimarrà in eterno nel bagagliaio della macchina. Autori che magari vengono anche pagati per essere presenti o quanto meno ricevono la garanzia che verrà acquistato di un congruo numero di libri.

E così, qui al Sud, dopo essere stati mortificati e dimenticati dalla politica, che chiude le nostre università, accresce la nostra povertà e ci ruba i nostri giovani, e della cultura, che privilegia il centro-nord, ci flagelliamo premiando personaggi abusati i cui passaggi televisivi valgono un capitale se paragonati alle tariffe pubblicitarie. Intanto gli intellettuali e saggisti anche attrezzati, gli scrittori validi, le case editrici coraggiose delle nostre regioni vengono esclusi da queste rassegne, perché in genere non hanno facce televisive. Questo è l’atto estremo del provincialismo che è perfettamente in sintonia con i dati della lettura al Sud e in Puglia.

Cosa fare allora? Snobbare e rassegne che propongono autori già superpromossi da tv e giornali nazionali? No! Neppure noi vogliamo essere tanto provinciali. Ma sarebbe necessario che chi organizza queste rassegne ponesse attenzione a ciò che di buono succede dalle nostre parti. Agli autori, saggisti, poeti che hanno scelto di vivere al Sud, dove tutto è più difficile, e che esprimono valori spesso superiori, e che nei talk show, nei giornali importanti, nelle rassegne che contano non entreranno (quasi) mai. Troppo facile attirare la curiosità invitando una soubrette. Troppo inutile! Non lasciano niente, se non una scia di profumo che presto svanisce. Se provassimo a indignarci costruttivamente e a disporci con animo costruttivo a occuparci di più di quello che esprimiamo e creiamo? Incentivando una solidarietà culturale che sarebbe l’unica strada, poi, per fare uscire il Sud dalle proprie secche!

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