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Gianni Svaldi, giornalista, è il direttore di Radici Future Magazine (photo Maurizio Ingenito)
Il Web libero compie 25 anni, ma di questo passo potrebbe non arrivare ai trenta
Gianni Svaldi | 30 aprile 2018

Esattamente 25 anni fa, il 30 aprile del 1993, il Cern -  che è l'organizzazione europea per la ricerca nucleare - rilasciò le chiavi di accesso del World Wide Web all'umanità. L'inventore di quei codici, il fisico inglese Tim Berners-Lee volle, da subito, che la rete fosse libera e gratuita. Se avesse chiesto un solo centesimo di euro all'anno per ogni sito attivo (un solo centesimo dico) oggi avrebbe un capitale di svariati miliardi. Da quel giorno invece il web è libero. E il mondo è cambiato. In 25 anni il web è diventata la più grande nazione della Terra con circa 4 miliardi di abitanti e oltre un miliardo di siti internet. Su questa nazione però pesa una minaccia: quella che qualcuno, un giorno, per limitare l'abuso di libertà, decida di mettere degli sceriffi alla porta. La minaccia più grande oggi non è data dalla pornografia o dai commerci illeciti (questi ultimi più trafficati nel deep web) ma le fake news. Le notizie false che stanno condizionando l'opinione pubblica, permettendo l'elezione di presidenti e partiti o movimenti populistici, oggi sono il più grave dei problemi legati alla libertà del Web. Potrebbe passare poco, molto poco, perché con il pretesto di combattere le fake, avvenga quello che già da anni accade in Cina, dove si usano social e motori di ricerca controllati dal Governo. E ad attuare questo piano potrebbero essere gli stessi Presidenti, partiti e movimenti populistici che delle fake news in maniera diretta o indiretta hanno beneficiato. Ergo: se usi il veleno per uccidere il re, quando diventerai tu re vieterai la vendita di veleno. Utopia? Il libro 1984 di Orwell era considerato fantascienza quando usci nel 1949. Il terreno è estremamente fertile: la crisi aumenta nella popolazione la voglia di dittatura. La censura potrebbe nel giro di poco tempo essere vista come una benedizione. Così oggi il contrasto alle fake news non deve partire dai governi ma dalle Università, da gruppi di lavoro indipendenti, da giornalisti, ricercatori, sociologi, informatici e da tutti coloro che credono nella libertà: il web deve essere salvato da chi lo usa e non da chi lo vorrebbe governare. L'alternativa è l'ombra di un inquietante sceriffo alla porta che decide chi deve stare sulla rete e chi no, e a quali condizioni.

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