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(photo Piermarino Zippitelli)
"Ci voglio credere", storia di una famiglia pugliese qualunque
Il nuovo libro di Gianni Forte (Spi Puglia) edito da Radici Future
Alessandra Erriquez | 24 febbraio 2019

E non ripetermi che la Puglia sta cambiando! Una frase ripetuta come un mantra, una provocazione, una speranza. Gianni Forte si nasconde tra le pagine del suo ultimo libro, Ci voglio credere, edito da Radici Future. Ma la sua natura, il suo stare sempre dalla stessa parte, tra le pagine emerge. Come un vento, soffia nella storia di una famiglia pugliese, e nelle storie che vi ruotano attorno. Soffia sulla terra, vera protagonista del romanzo. E soprattutto, soffia nell’anima di nonno Lillino che tiene insieme impegno politico e fatica del lavoro, tradizione e spinta al cambiamento. E no, il cambiamento non è una speranza. È azione, determinazione, come dimostra il titolo del libro e come insegnano Franco e Michele, i fratelli Leonetti. L’uno scappa, l’altro resta nella sua terra, la Puglia.

Eppure entrambi faranno i conti con essa. Fra le trame di una famiglia spaccata, emerge così uno spaccato della Puglia fatto di muretti a secco e contrabbando, feste patronali e inquinamento, di ulivi e rifiuti tossici, di turismo e fotovoltaico, tecnologia e caporalato. E poi il tema della sanità, della scuola, del lavoro. Il Segretario generale SPI della Cgil Puglia dipinge insieme un ritratto e una mappa del Tavoliere, che sa essere di grande crudeltà e di infinita bellezza. Di quella bellezza che spesso si scorge solo nel confronto con l’estraneo, il forestiero.
Come ogni famiglia, anche i Leonetti nascondono segreti che andranno svelandosi in un racconto potente e a tratti ironico, grazie alle uscite veraci di nonno Lillino, al quale è affidata la tutela delle radici dialettali. Una madre rassicurante e combattiva, un padre in prigione anche in casa propria e una sfilata di giovani in balia di desideri personali e limiti sociali, offrono ulteriori e profondi spunti di riflessione su quale sia oggi il ruolo della famiglia, a volte rifugio, a volte condanna. A volte fuga, a volte appartenenza. E su cosa ci spinga a restare, andare, cambiare. Con una scrittura semplice e persuasiva. Come la terra.

 

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