Il presidente Usa “gela” gli imprenditori, italiani prudenti sul futuro commerciale
Michela Di Trani | 22 febbraio 2017

La storia di un gelataio barese partito alla conquista di New York. “Il mio visto per lavoro scade fra tre anni. Si profila un orizzonte nebuloso, che dà meno garanzie per la continuità dell’attività commerciale”

 

Alzare i muri del nazionalismo e del protezionismo, nessuno avrebbe mai pensato che fosse possibile in America nel XXI secolo. In una settimana di presidenza Donald Trump ha capovolto in maniera netta la politica del suo predecessore. La paura del terrorista islamico, quello che dal tragico 11 settembre influenza la politica estera di mezzo mondo, è stata presentata come giustificazione dell’ordine esecutivo “Protecting the Nation From Foreign Terrorist Entry Into The United States” con il quale si blocca temporaneamente l’ingresso a cittadini di alcune nazioni: Siria, Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. Possiamo dire addio alla globalizzazione? Quale sarà il futuro della politica americana? Che cosa cambierà con Donald Trump? Molti si chiedono con un velo di preoccupazione e allarmismo dove ci stanno portando i muri delle persone e delle merci.

Tra New York e Bari a cercare risposte qua e là, tra il quartiere di Manhattan e la piazza del castello svevo, c’è Francesco, giovane gelatiere di 38 anni , erede dell’Antica Gelateria Gentile, che nell’anno 2014 con il suo fratello minore di 33 anni ha coronato il sogno americano. A New York, a Williamsburg, ha esportato ricette e materie prime per riprodurre il gelato che si gusta all’ombra del maniero federicaino barese. Il successo è stato immediato, era diventata la terza gelateria di Brooklyn, secondo alcune recensioni giornalistiche americane. Era, appunto, perché in America i sogni si possono trasformare in incubi con la stessa velocità con cui si realizzano. Dopo un anno di successo mediatico e di pubblico, nel 2015 è finito tutto. Non c’è più alcuna traccia della gelateria Gentile.

Francesco, cosa è successo?

Il titolare del palazzo a cinque piani che ci ha dato in locazione il locale per la Gelateria ha venduto l’immobile. È stata cambiata la destinazione d’uso della palazzina con il subentro del nuovo proprietario, per cui il nostro contratto è decaduto. In tutta fretta abbiamo dovuto smantellare l’esercizio commerciale. In Americgelatieriaa i contratti di locazione sono a favore dei locatari. È accaduto tutto in venti giorni. Si consuma tutto in poco tempo. Come è successo che il proprietario ha venduto a 43 milioni di dollari l’immobile che aveva acquistato nel 1985 a 100.mila dollari.

E ora cosa intendete fare, siete tornati a casa rinunciando al sogno americano?

La spola Bari-New York non si è mai interrotta intanto che aspettiamo l’indennizzo delle spese che abbiamo sostenuto per la ristrutturazione dell’immobile. Almeno questo il contratto lo prevedeva. Abbiamo individuato tre locali, in uno dei quali vorremmo ripartire. Ma il problema è un altro. Il mio visto per lavoro scade fra tre anni e alla luce delle politiche protezionistiche che il Presidente Trump sta adottando, si profila un orizzonte molto incerto e nebuloso, che da’ sempre meno garanzie per la continuità dell’attività commerciale.

Quando è stato l’ultima volta a Ney York. Che aria tira?

Ci sono stato meno di un mese fa, ho incontrato amici e vecchi collaboratori, i quali mi hanno riferito che al momento non è cambiato niente. È passato troppo poco tempo da quando si è insediato il 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Bisogna aspettare per capire se davvero ci sia la volontà di riportare l’America all’isolazionismo dell’inizio del secolo scorso.

Ma com’è nata l’iniziativa di aprire la gelateria in America?

Quasi per gioco è nato tutto. Dopo una degustazione organizzata da degli amici a Shangai, abbiamo pensato che la tappa successiva sarebbe potuta essere l’America. Così è stato. È stata un’altra sfida con noi stessi. La prima è partita quando io e mio fratello nel 2009 dopo 18 anni, abbiamo deciso di riaprire la gelateria che era di mio nonno materno, fondata nel 1880 dalla famiglia Gentile, forse anche prima. Mio nonno e mia madre ci hanno dedicato la vita negli anni dal 1946 al 1991. Mia madre era contraria, perché è un lavoro alienante, che richiede impegno e sacrificio. Ma non ci ha mai lasciarci soli. Continua ancora a guidarci. Il suo sguardo è sempre presente, non solo in cucina. Le ricette dei dolci e dei gelati sono sue. Di alcune torte lei è unica depositaria delle ricette. Mio gelaterianonno l’ha chiusa l’anno in cui si è incendiato il teatro Petruzzelli e noi l’abbiamo riaperta quando il teatro è tornato a vivere. Un bella bella coincidenza che ci piace raccontare.

E ora mentre aspettate di tornare a New York cosa bolle in pentola?

Non ci siamo mai fermati. Ad agosto abbiamo rilevato all’asta giudiziaria la gestione della Gelateria Gasperini. Gelateria storica del territorio barese dal 1936. È un’altra scommessa. Abbiamo fatto lavori di ristrutturazione, portato alla Gasperini le ricette dei gelati della gelateria Gentile. Anche qui abbiamo trovato la serranda abbassata, il locale in stato di abbandono, con la clientela tutta da ricostruire. Ci siamo rimboccati le maniche e siamo ripartiti. Vorremmo portarla agli antichi splendori. Ci vorremmo provare.

Torniamo a New York, il gelato americano era lo stesso prodotto a Bari?

Utilizzavamo le stesse materie prime, avevamo personale misto, italiano e locale. Io e mio fratello ci alternavamo tra Bari e New York, per cui il controllo di qualità era garantito. In America il settore alimentare, e non solo, per la gran parte è gestito dagli ispanici. E poi per tornare al punto dove siamo partiti, ai muri, in America il settore alimentare, e non solo, per la gran parte è gestito dagli ispanici, per tanto non basterà una firma per bloccare l’ingresso di persone. È molto probabile che si dovrà ricorrere a nuovi stratagemmi, e cioè alzare nuovi muri legali insieme a quelli veri. Speriamo che non accada. Il ritorno alle mode degli “ismi” che chiudono: nazionalismo, protezionismo, populismo, sono molto pericolosi per l’intera umanita’, non solo per la mia gelateria.

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