Parigi: la città che non conosce crisi, nonostante gli attentati
Chiara Curci | 28 aprile 2017

Il racconto di un imprenditore 38enne di Bari: “La burocrazia in Francia è lenta come in Italia, ciò che cambia sono le opportunità. Il procedimento è molto simile a quello italiano. La differenza fondamentale è che qui le banche aiutano” 

 

Sembra una favola moderna quella di un giovane imprenditore italiano che riesce ad avere fortuna in una delle capitali più belle d’Europa. Alessandro De Palma, barese classe 1979, è proprietario di una gastronomia a Parigi e tra un paio di mesi anche di una pizzeria. Da dodici anni vive oltralpe dove, dopo diverse esperienze e tanto lavoro, è riuscito a mettersi in proprio portando la cultura e le bontà italiane all’estero.

«Quando sono arrivato in Francia avevo due soldi in tasca ed ero disoccupato. Ho lavorato come dipendente e poi con un socio ho incominciato ad aprire delle attività».

Perché hai scelto Parigi per investire?

«In Francia c’ero già stato più o meno 16 anni fa, sono sempre stato un giramondo, sono stato anche in Germania, ma Parigi era il posto dove mi ero trovato meglio. La Francia è molto simile all’Italia. Anche se i francesi si ergono sempre a persone migliori abbiamo molte cose in comune. Anche loro sono terroni d’Europa. Certo credono più nei diritti e nei doveri al contrario di molte persone del Sud Italia, ma trovo anche molti lati italiani. Investire qui conviene a livello economico, perché si spende più facilmente e soprattutto non c’è crisi. Ovviamente parliamo di Parigi che è una grande città sempre in movimento, sempre viva, la situazione economica degli altri paesi in Francia è un’altra questione».

Un imprenditore vuole aprire un’attività a Parigi, come funziona?

«La burocrazia in Francia è lenta come in Italia, ciò che cambia sono le opportunità. Il procedimento è molto simile a quello italiano. La differenza fondamentale è che qui le banche aiutano gli imprenditori. Quando sono arrivato non avrei mai pensato di poter fare tutto quello che ho fatto, ma le banche hanno finanziato sin dal primo momento».

Quali requisiti devi avere per poter usufruire degli aiuti delle banche?

«Prima di tutto verificano il tuo background, i tuoi studi e la tua carriera. Se hai venduto scarpe per anni e ti vuoi aprire un negozio di salumi stai pur certo che non avrai credibilità. Io avevo lavorato già per un po’ di tempo in alcuni negozi di alimentari quindi ho subito evidenziato la mia preparazione in quel settore. Successivamente valutano l’idea, presenti un progetto, un business plan, ti fai aiutare da un contabile a fare un prospetto dei costi e dei guadagni. Investono quando la richiesta è coerente con il tuo percorso. Noi abbiamo messo una parte e loro tutto il resto».

Per lavorare nel campo della ristorazione devi avere delle licenze?

«Sì, devi aver frequentato o una scuola alberghiera o un corso per somministrare cibo, requisito essenziale soprattutto se hai un locale che vende alcolici».

Per i prodotti come fate, arrivano dall’Italia?

«Sì, parecchie cose le facciamo arrivare dall’Italia, tranne il vino. I francesi hanno lasciato delle accise molto alte su questo prodotto. E’ una tassa che esiste solo qui in Francia, l’hanno mantenuta per salvaguardare la loro produzione».

Proteggono molto i loro prodotti?

«Bah guarda solo il vino, per il resto no. I francesi sono molto campanilistici, ma sul cibo no. Se ti fermi a pensare potrai notare che in Italia non esiste nessun ristorante francese, mentre qui a Parigi ci sono ristoranti e locali italiani ogni 300 metri. La cultura italiana all’estero funziona per il cibo, la moda e l’arte».

Parliamo di tasse

«Le tasse qui sono altissime, molto più che in Italia. I parigini si lamentano quotidianamente. Ti faccio un esempio: a fine anno conviene dividere gli utili solo se sono cifre molto alte, perché su 30mila euro bisogna pagare il 30 per cento di tasse, quindi rimangono 21mila euro che devo dividere con il mio socio e alla quale quota spettante devo applicare una ulteriore detrazione del 30 per cento. Insomma riesco a mettermi in tasca solo la metà di quello che ho guadagnato».

Quindi consiglieresti di investire in Francia?

«Dipende, a Parigi sicuramente sì perché la vita è più cara, ma si guadagna anche molto bene. Il vino che vendo nella mia gastronomia ha il prezzo pari a quello che pagheresti in un ristorante italiano. E’ più facile fare imprenditoria a Parigi, lo trovo più semplice, anche in base ai racconti di alcuni amici italiani».

Non hai sentito la crisi in questi anni?

«Sinceramente no. Ho aperto i miei primi locali in piena crisi economica e non ne ho mai risentito. Parigi non fa testo, è in continuo movimento, si riempie di turisti e di gente ricca, di stranieri che non si fanno problemi a spendere un po’ di più».

E’ stato un periodo particolare per Parigi, dopo gli attentati non hai notato cambiamenti?

«In realtà sì, la città si è svuotata parecchio dopo gli ultimi avvenimenti tragici. La scorsa estate, per esempio, era vuota. Di solito nel periodo estivo Parigi si riempie di turisti. Chi vive in questa città non può farsi condizionare da certe cose, mi rendo conto che per un turista è diverso. Io mi sono anche trovato nel luogo vicino al primo attentato e non è stato piacevole, ma la vita continua».

Hai mai pensato di ritornare in Italia?

«Dieci anni fa pensavo di aprire un locale in Italia, a Bari, ma poi mi sono reso conto che l’economia e l’imprenditoria è ferma, è stagnante. Non penso che convenga investire in Italia. Ho un amico imprenditore proprio nella mia città natale che ha aperto una decina di locali e mi confermava che bisogna lavorare tanto ma senza avere grandi risultati, purtroppo non hai grandi prospettive».

Un commento su queste elezioni francesi, che idea ti sei fatto?

«Avevo immaginato che sarebbero passati Macron e Le Pen. Ma poi chi è ‘sto Macron? Un banchiere e tutto questo mi fa tanto pensare al duo Letta-Mario Monti, con la piccola differenza che i francesi stanno decidendo in piena coscienza, votando. Mi dispiace per Mélenchon, non ha la forza di fare evolvere un po’ il partito, magari anche alleandosi con i socialisti (inutili in queste elezioni) e i francesi non hanno il coraggio di votare una sinistra piena di polvere. Per quanto riguarda Fillon non commento nemmeno. Per me non ci saranno storie al ballottaggio, stravincerà Macron. Un po’ come nel ballottaggio Chirac-Le Pen (padre)».

 

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