7
Hugo Chavez (Sabaneta, 28 luglio 1954 – Caracas, 5 marzo 2013)
Venezuela, il Paese ricchissimo che ora muore di fame
Miseria e fame. La mortalità è aumentata del 30% per i neonati e del 65 per le madri. Il racconto del giornalista Alberto De Filippis. “Eppure il Paese era talmente ricco che una segretaria poteva mandare suo figlio a studiare negli Stati Uniti”
Chiara Curci | 1 febbraio 2018

Il Venezuela sta vivendo una crisi economica e sanitaria devastante. Una tragedia di dimensioni epocali che sta investendo uno degli stati del mondo più ricchi di petrolio. Il 2017 si è chiuso con debiti per 150 miliardi di dollari a fronte di riserve per appena 10 miliardi. Divorata e devastata dal regime chavista che, a distanza di cinque anni dalla presidenza di Nicolas Maduro (attuale presidente), ha dimostrato il fallimento della rivoluzione bolivariana. E’ notizia di qualche giorno fa che il Tribunale Supremo di Giustizia ha messo fuori gara dalle elezioni di aprile la Mesa de Unidad Démocratica (MUD), il blocco di venti partiti contro il presidente Maduro.

Questa è la situazione attuale del Venezuela che arriva a noi attraverso le parole e le notizie dei media europei. Il giornalista tarantino Alberto De Filippis, inviato per Euronews, ex collaboratore di Telesur e collaboratore del Foglio e de La Stampa, sa bene cosa sta succedendo in quella parte di mondo. Per 15 anni ha monitorato la situazione dell’America del Sud e da due/tre anni si è interessato alla grave crisi del Venezuela. Attraverso il suo racconto è possibile sentire le voci della popolazione, di quella fetta di persone che vive l’orrore inspiegabile di un regime che sta lentamente annientando un paese.

«Quello che sta succedendo in Venezuela – ci spiega De Filippis – è complesso da spiegare. Ciò che non risalta agli occhi, ma che è di fondamentale importanza, è che questo Paese fino a qualche decennio fa era uno dei paesi più ricchi del mondo. E’ paradossale oggi che un paese petrolifero, al pari degli emirati arabi, sia costretto a utilizzare  per le centrali  elettriche l’acqua della diga di Guri (n.r. una diga che si trova in Venezuela nello stato del Bolívar) per carenza di petrolio. Quando hanno iniziato a nazionalizzare il Paese, molti gruppi industriali sono stati cacciati. Molti professionisti sono stati sostituiti con i fedelissimi del governo e questo ha portato a un crollo della produzione. Un gruppo di persone ha preso il controllo del paese e lo ha distrutto, annientato economicamente».

All’emergenza povertà e criminalità si aggiunge una crisi sanitaria che ha addirittura portato le Nazioni Unite a parlare di crisi umanitaria per la mancanza di cibo e medicine. Negli ultimi anni la mortalità è aumentata del 30 per cento per i neonati e del 65 per le madri. Il presidente Maduro e i suoi ministri continuano a negare tali numeri e a rifiutare aiuti esterni poiché dichiarare l’emergenza umanitaria dimostrerebbe il fallimento della rivoluzione bolivariana. «Molti medici di Caracas – continua il giornalista – mi raccontano che la gente arriva in ospedale per essere curata, ma loro non hanno a disposizione il materiale per operare o fare qualsiasi cosa. Sono gli stessi pazienti che spesso devono fornirsi da soli di garze o di qualsiasi altra cosa recuperata anche dal mercato nero. Sono ricomparse delle malattie come la malaria, gli orecchioni. Non ci sono medicinali, non ci sono vaccini e molta gente porta virus anche da altri paesi, perché pur di mangiare va in altri posti e spesso si ammala».

L’Unione Europea esita a occuparsene dimostrando una indifferenza e un ritardo politico. Caracas appare come una città fantasma che vive dei ricordi di gloria e di ricchezza vissuta. I cittadini venezuelani devono affrontare un’inflazione a tre cifre e il crollo del valore del bolivar (moneta venezuelana). In Venezuela esistono, infatti, tre cambi di cui quello ufficiale accettato dal governo (per un dollaro hai 10mila bolivares) non è quello realmente utilizzato nel paese. Il vero cambio è quello del mercato nero che ha superato i 140mila bolivares. Ma esiste anche una città in territorio colombiano alla frontiera col Venezuela, chiamata Cucuta, che si è trasformata in un enorme mercato a cielo aperto dove centinaia di migliaia di persone comprano materiale da rivendere in Venezuela al mercato nero.

«Questa tragedia ha radici profonde che risalgono al governo di Chavez quando la popolazione venezuelana ha goduto della ricchezza derivata dalla presenza di petrolio nel paese. Tutti in quegli anni hanno sognato di lavorare nell’industria petrolifera. Il paese era talmente ricco che una semplice segretaria poteva mandare suo figlio a studiare negli Stati Uniti. Chavez ha approfittato per 12 anni della ricchezza petrolifera, ma non ha costruito nulla nel paese. Una immensa quantità di denaro che è circolata senza portare nessuna miglioria alle strutture e alle infrastrutture. Nel momento in cui il petrolio è sceso di valore ed è andato sotto i 40 dollari si sono trovati con un buco economico enorme e una situazione sociale devastante».

Il tentativo di esportare la rivoluzione bolivariana ha rafforzato i rapporti con i paesi limitrofi come Cuba che, per affrontare la grave situazione sanitaria, ha inviato una serie di medici in Venezuela a pagamento. Molti di loro, però, hanno approfittato per scappare in altri paesi.

«La situazione civile si è fatta sempre più grave anche con l’insediamento dell’assemblea costituente, formata ad agosto dello scorso anno. L’assemblea aveva il compito di riscrivere la Costituzione e la cosa più grave è che ha giustificato i contratti di sfruttamento delle risorse, della durata di 20 o anche 30 anni, firmati con cinesi e russi che ormai vogliono impadronirsi del paese. Contratti che il Parlamento voleva rivedere e che invece sono stati approvati. Un suicidio per l’intera nazione».

L’Europa continua ad arrivare in ritardo nel soccorrere le vittime del chavismo e nel comprenderne fino in fondo la gravità. Il Governo venezuelano ha il controllo totale della popolazione e dell’intero paese, avendo dalla sua parte l’esercito, le armi e i gruppi armati  (i colectivos), gruppi civili filo governativi che seminano il terrore tra la gente.

«I chavisti a Bruxelles hanno parecchi interessi e questo spiega perché l’Europa non faccia ancora qualcosa. Hanno amici dappertutto e soprattutto investimenti in ogni parte del mondo. L’unica cosa che ha fatto l’Europa è stata premiare una opposizione inesistente. Non credo infatti che ci sia un buon candidato per sostituire Maduro. Quando arrivo a Caracas ho la sensazione di claustrofobia, la gente comune ha paura ad uscire di casa. Ci sono stati 20mila omicidi quest’anno e tutti dovuti alla disperazione. E’ pornografia del dolore e al Governo fa comodo avere un popolo terrorizzato, è più facile da comandare».

Galleria fotografica
Commenti