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Il muro tra Gerusalemme e Betlemme
"Gli Usa stanno assecondando troppo Israele e questo rischia di creare caos"
Ferruccio De Bortoli parla dei grandi temi: guerra, politica e fake news: "Una cosa può essere ritenuta dalla rete falsa, ma attraverso il meccanismo della verosimiglianza è accettata anche se è falsa"
Silvano Trevisani | 16 maggio 2018

Il suo libro “Poteri forti (o quasi)  già prima di uscire ha scatenato un mare di polemiche, soprattutto per il racconto di retroscena politici della Seconda Repubblica. Stiamo parlando di Ferruccio De Bortoli, già direttore del “Correre della sera” e del “Sole 24 Ore”, che abbiamo intervistato sui temi caldi internazionali

L’Occidente sembra arrabattarsi in un mondo in cui conta sempre meno, e nel quale ci sono presunti alleati e amici, come l’Arabia e la Turchia, che aiutano Isis e terrorismo. E in cui anche anche Israele aiuta i terroristi, allontanandosi dall’Europa ma godendo della copertura americana. Che mondo è?

E' un mondo in subbuglio. Di sicuro l’Arabia ha foraggiato movimenti islamici, come pure il Qatar, anche con l’obiettivo di tenerli distanti dal loro paese. L’Arabia però è impegnata anche in Yemen per evitare l’influenza dell’Iran e questo ha avvicinato ulteriormente Arabia a Israele, impegnato a sua volta a evitare che l’Iran abbia l’atomica e disposto a tutto per ottenere questo. Ma sappiamo benissimo che tutti i terroristi dell’11 settembre erano sauditi. La Germania ha preso nettamente le distanze dalla guerra in Siria e quasi tutti i paesi europei non riconoscono Gerusalemme capitale d’Israele, però l’Italia ha sempre molto timore di mettersi contro gli americani nei rapporto in Medioriente, per via della ricattabilità… e poi, quando cala il ruolo degli Usa, Putin cresce, ed è sconcertante che il leader dell’ex URSS sia diventato il leader di tutto il populismo europeo. Gli Usa stanno assecondando troppo Israele e questo rischia di creare nuovo caos su tutto lo scenario e di aggravare le incomprensioni con l’Europa. E che dire della Cina che ha vinto la battaglia del capitalismo pur restando un partito comunista? Purtroppo, siamo dentro un mondo globalizzato in cui l’Occidente conta sempre di meno.

Il 12 febbraio 2003, però, in un editoriale sul “Corriere della sera” avesti il coraggio di dire che non bisognava attaccare l’Iraq. E naturalmente ti procurasti molti nemici, perché uscire dagli schemi prefissati dalle alleanze è pericoloso.

Sì, credevo fermamente che fosse un errore e i fatti hanno dimostrato pienamente che era un errore fatale, che ha segnato, tra l’altro, la nascita del terrorismo. D’altra parte, il tema delle alleanze è altrettanto importante, da vari punti di vista: appartenere alla Nato è stata una garanzia di tranquillità per decenni, contrapporsi agli Usa può avere ripercussioni terribili, soprattutto dal punto di vista economico.

Ti riferisci all’embargo imposto ad esempio verso l’Iran o verso la Siria, che penalizza la nostra economia? O anche verso la Russia?

Entrambe le cose: la nostra economia è fortemente penalizzata dall’embargo e dobbiamo chiederci perché rinunciare a commesse miliardarie solo perché imposto dagli altri. I nostri imprenditori lo vivono sulla loro pelle, ma sanno anche che contravvenire all’embargo può procurare le ritorsioni degli Usa, che possono essere anche più gravi.

Insomma… siamo sotto ricatto! Ma torniamo alla guerra in Siria e ai recenti attacchi. Non stiamo facendo lo stesso errore che tu denunciasti nel 2003? E i ritornelli delle armi chimiche non sono solo una scusa per intervenire?

Con Saddam avevamo creduto che avesse le armi chimiche, ma poi si è rivelata una bufala clamorosa: una bugia deliberatamente detta per avere una scusa per iniziare a bombardare. La situazione in Siria è un po’ diversa, ma certo è tutta da verificare la veridicità dei fatti di Duma, dato che l’episodio precedente, quello del 2014 era chiaramente un falso. Ma la guerra in Siria ha assunto connotazioni geopolitiche davvero imprevedibili, perché contro Assad ci sono i turchi, ribelli sunniti, l’Arabia Saudita, che ora si è avvicinata molto a Israele, un ampio schieramento di forze difficile da scomporre. Mentre con Assad c’è l’Iran, ci sono gli Hezbollah e soprattutto la Russia, da sempre vicina. Si combattono più guerre contemporaneamente e diventa difficile capire le ragioni degli schieramenti.

Tu sei stato il primo giornalista italiano a intervistare Assad dopo l’11 settembre, sedici anni fa. Nei suoi confronti l’atteggiamento dell’Italia era diverso: tanto che fu anche insignito di un’onorificenza da Napolitano.

Sì. Parlai a lungo con Assad. Mi sembrava un signore indirizzato su una gestione più democratica del paese. La storia ha insegnato che siamo di fronte a un dittatore sanguinoso ma abile. Che tra l’altro è amato dai cristiani, che in gran parte devono a lui la loro difesa. Ricordo che disse: se gli americani interverranno in Iraq ci saranno conseguenze sgradevoli. Aveva visto giusto. Se non avessimo dato risposte militari e avessimo capito in profondità qual era lo scontro feroce tra sunniti e sciiti, forse l’uso delle armi sarebbe stato diverso.

Questi temi riportano al centro il problema della manipolazione dell’informazione, di cui ti sei a lungo occupato.

È evidente che c’è bisogno di verità diverse da quelle ufficiali e di non fermarsi mai a spiegazione semplici: oggi la guerra si fa con le false informazione. Anche l’abbattimento nefando del regime di Gheddafi è conseguenza di errata informazione. Viviamo in una rete nella quale è difficile distinguere il vero dal falso, la fonte anonima rischia di avere un peso decisivo. La veicolazione è conseguenza della deregulation e della “non responsabilità” dei social network. Invece no: l’anonimato può essere difesa del dissenso dove manca la democrazia, altrimenti può essere un’arma pericolosissima. Senza le regole non c’è la libertà, ma la giungla. Offendere gli altri nascondere il proprio volto è intollerabile. I nativi digitali sono bravi nel gestire la tecnologia ma non sono responsabili delle azioni e spesso sovrappongono realtà e virtualità.

Che differenza c’è tra falsi storici e post verità?

Le false notizie sono sempre state al centro di fatti storici. La shoah degli ebrei è stata costruita con tutta una serie di falsità, ed è stata poi scoperta solo molti anni dopo. Stalin cancellava dalla foto i dissidenti, Trotsky e Bucharin. Il genocidio degli armeni è stato cancellato e continua a essere negato dalla Turchia. Ma anche noi abbiamo rimosso la tragedia dei dalmati e delle foibe. Le leggi razziali furono votate dagli italiani e anche la persecuzione degli ebrei l’abbiamo voluta. In tutti questi casi siamo davanti a falsi storici. Nella cosiddetta post verità: la verosimiglianza è più importante della verità, se seduce il destinatario. Una cosa può essere ritenuta dalla rete falsa, ma attraverso il meccanismo della verosimiglianza è accettata anche se è falsa. La verosimiglianza rende una falsità una post verità. Così le post verità raccontate da Trump sul conto di Obama, quelle raccontate per convincere gli inglesi a votare per la Brexit e così via... Chi recepisce una post verità può pensare: è falsa? Forse tra un po’ sarà vera.

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