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Aldo Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978)
Esclusivo
La sottile linea tra i casi Moro, Emanuela Orlandi e l'attentato a Papa Wojtyła
Nelle carte del processo di beatificazione di Aldo Moro vi potrebbe essere la chiave di lettura dei grandi misteri e casi degli ultimi 40 anni. Il postulatore del processo Nicola Giampaolo: "Il  giudice Imposimato  afferma in una delle sue testimonianze che c'è un filo conduttore"
Michela Di Trani | 10 maggio 2018

Aldo Moro, un uomo e un politico con fama di santità a un passo dal processo di beatificazione che lo porterà sulla via della santità. Una santità che la chiesa gli deve  per la sua fede cristiana, per il suo impegno  politico e per il suo martirio, correlata con il terzo segreto di Fatima.  Moro  rappresenta un modello di vita cristiana e politica per gli italiani, avrebbe risolto  questo momento di stallo governativo del Paese praticando nelle sedi dei partiti e delle istituzioni carità, servizio, mediazione e misericordia. Avrebbe garantito alla popolazione  sicuramente un Governo.  Ne è convinto il suo postulatore, l’avvocato Nicola Giampaolo, nominato nel 2012 da Papa Benedetto XVI e riconfermato da Papa Francesco.  Ha in carico 14 cause di canonizzazione e beatificazione, tra le altre cause si sta occupando per conto de Vaticano  di raccogliere testimonianze  e documentazione che convincano la Conferenza Episcopale Italiana a dare il via libera affinché lo statista democristiano, ucciso dalle brigate rosse il 9 maggio 1978, diventi “Servo di Dio”.

Come sta procedendo il processo di canonizzazione di Aldo Moro?

A parte una piccola sospensione che c’è stata nel 2015,  stiamo procedendo speditamente . Abbiamo sottoposto gli atti del processo alla Conferenza Episcopale Italiana. Aspettiamo il nulla osta dei vescovi  che ratifichi la posizione di Aldo Moro a  “Servo di Dio”,  per iniziare il processo di canonizzazione. Abbiamo raccolto centinaia di testimonianze  giurate e spontanee  di cui cinquanta sono di cardinali e vescovi,  e poi ci sono tante persone appartenenti alla società civile, e  anche al mondo politico. Ora è tutto nelle mani della Cei che dovrebbe decidere di aprire il processo storico.

Che cos'è il processo storico?

Dopo 40 anni dalla morte il processo diventa storico perché si presume che non siano più in vita le persone per  testimoniare. Pertanto il processo si basa sulla documentazione che il postulatore ha  raccolto insieme alle testimonianze  giurate dinanzi al Tribunale.

Dalle testimonianze e dalla documentazione raccolta quale  figura di santità emerge?

Dal punto di vista della spiritualità  emerge un uomo con un grande credo mariano, legato alla Madonna, direi innamorato della Vergine. È un uomo ancora oggi molto amato dal popolo italiano. La sua fama di santità, che lo pone quale modello di vita per la comunità italiana, è sempre più crescente,  e questo è un elemento determinante ai  fini  dell’iter di canonizzazione. Il suo alto profilo morale è presente anche nella sua vita di uomo politico e delle istituzioni. Ha anteposto l’uomo con la sua dignità, i suoi diritti alla vita, all’infanzia, alla salute, agli interessi  politici e istituzionali. Valori che per la Chiesa sono sacrosanti.  Aldo Moro esprime un modello di vita di grande spiritualità  in cui la gente vorrebbe identificarsi. 

Ai fini della conclusione del processo di canonizzazione è necessario il miracolo? Ce ne sono di Aldo Moro?

Ci sono delle guarigioni che sono avvenute per intercessione dello statista.  Abbiamo del materiale che lo documenta ma ce lo conserviamo per il futuro, ora non serve perché l'apertura del processo è stata fatta con la richiesta di “morte in otium fidei”, cioè del martirio. Se venisse riconosciuto  il martirio non ci sarà bisogno di dimostrare i miracoli. Il martirio di Aldo Moro  rientra nel terzo segreto di Fatima.  È in uscita il mio libro scritto  a quattro mani con Mons.  Andrea  Venezia, “ Occhi al Cielo”, edito da Fides Edizioni, in cui facciamo il punto e spieghiamo  gli obiettivi della canonizzazione di Aldo Moro. Ci preme   innanzitutto valorizzare  la sua spiritualità.  Della storia di  Moro  gran parte della gente  è attratta dai 55 giorni dal suo rapimento e dall’eccidio della sua scorta che hanno cambiato la storia dell’Italia.  È stato anche uomo di fede e uno dei più  grandi filosofi del  ‘900.

In questo particolare momento storico in cui il nostro Paese non riesce a darsi un Governo, secondo lei , che oltre ad essere il suo postulatore è un anche  uomo politico e amministratore della sua città, come avrebbe affrontato questa situazione di stallo lo statista Moro?

Moro avrebbe messo al primo posto le necessità del Paese, avrebbe mediato per garantire un governo.  Tra l’altro è  un uomo dalla matrice spirituale di Paolo Sesto,  il quale scrisse un’ enciclica, una delle più belle e più politiche della storia della Chiesa Populorum Progressio,  in cui  si afferma che “la politica è la più alta forma di carità”, pertanto  Moro avrebbe prima di tutto salvaguardato l'interesse supremo del Paese.  Avrebbe risolto il problema del governo. Ne sono certo. La senatrice Maria Fida Moro, figlia dello statista, in un suo libro afferma   che fino a quando c'è stato Aldo Moro  non ci sono state guerre in Europa  e in  Medio Oriente. Più volte ministro degli Esteri  lavorava per la pace in Europa e in  Medio Oriente.

Possiamo dire che Aldo Moro  avrebbe  praticato per il bene del Paese e dei suoi cittadini carità, servizio e mediazione?

Sì, io aggiungerei anche la misericordia. Nell’anno del giubileo straordinario indetto da Francesco abbiamo chiesto alla Chiesa di riconoscerlo come modello di misericordia perché ha fatto il grande atto di perdono nei confronti dei suoi assassini e delle Brigate Rosse. Lo si evince dalla testimonianza spontanea  del giudice Ferdinando Imposimato, che è stato giudice istruttore dell'inchiesta sul sequestro e l'assassinio dello statista democristiano. Fino all’ultimo ha cercato anche di far ragionare i suoi assassini, non solo per salvare la sua vita, ma anche per non fare macchiare loro del  peccato di omicidio

Lei è stato nominato postulatore nell'anno 2012 da Benedetto XVI  e riconfermato da Papa Francesco. Papa Francesco si è esposto in qualche maniera sulla causa di canonizzazione di Aldo Moro?

Non si è ancora espresso. Anche lui  aspetta  il nulla osta dei vescovi  per potersi esprimere.

Quali son i tempi  del processo?  Ci vuole tanto?

Io dico sempre che la data di chiusura è voluta  dallo Spirito Santo, è il Signore che agisce secondo i suoi  modi e  tempi.

Ma secondo  lei Aldo Moro diventerà  Santo?

Sì, per forza. È un dovere che la Chiesa  ha nei suoi confronti. Ha fatto tanto per la Chiesa e il Paese.  Ci sono testimonianze che dicono che Paolo VI è morto di crepacuore tre mesi dopo la morte di Moro.

Possiamo racchiudere  in poche battute  cosa Moro ha fatto per la Chiesa?

 Moro ha iniziato insieme a Paolo VI  il disegno politico e sociale, poi proseguito da Giovanni Paolo II,  della  conversione della Russia al cuore immacolato di Maria, cioè della caduta del “Muro di Berlino”. Il  giudice Imposimato  afferma in una delle sue testimonianze che c'è un  filo conduttore che inizia dalla morte di Moro, tocca la questione della scomparsa di Emanuela Orlandi e si conclude con l'attentato di Giovanni Paolo II, in concomitanza con il terzo segreto di Fatima.

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Commenti
Giuseppe Calabrese67 giorni fa
bellissimo articolo tema attualissimo