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Operatori dell'unità mobile di strada della comunità Oasi 2 in località "Borgo tre titoli" nell'agro di Cerignola, dove circa cinquecento "lavoratori migranti" vivono in condizioni di estrema precarietà
Tratta esseri umani, Ue scoraggiata: in Italia troppo lavoro in nero
Pubblicato il rapporto annuale Greta: "Il traffico di esseri umani sfruttati in campo lavorativo è in aumento in tutta Europa". Ma in Italia è persino difficile monitorare a causa di "significant size of the informal economy". Tradotto vuol dire: In Italia c'è così tanto lavoro nero che è persino difficile studiare il fenomeno
Vito Mariella | 14 maggio 2018

«Il traffico di esseri umani sfruttati in campo lavorativo è in aumento in tutta Europa. In diversi paesi, ha superato lo sfruttamento sessuale come principale forma di tratta. I dati ufficiali sottovalutano la vera portata del problema e ci sono stati pochi procedimenti giudiziari e condanne di successo».
L’allarme è lanciato da gruppo di esperti del Consiglio d’Europa nel recente rapporto annuale “GRETA” sulla tratta di esseri umani all’interno dei confini europei.
Il monitoraggio costante dei paesi aderenti dimostra che «lo sfruttamento del lavoro è emerso come la forma predominante della tratta di molti paesi europei, tra cui Belgio, Cipro, Georgia, Portogallo, Serbia e Regno Unito». Non a caso tutti i paesi valutati due volte da Greta finora «hanno  indicato una tendenza al rialzo della tratta per lo sfruttamento del lavoro negli ultimi anni».
Le vittime maggiormente identificate sono uomini spesso sfruttati in settori come l’agricoltura, l’edilizia e la pesca, mentre le donne sembrano essere maggiormente sfruttate nel lavoro domestico – assistenziale, dove allo sfruttamento lavorativo si accompagna lo sfruttamento sessuale.
Nonostante vi sia un aumento di persone trattate per lavorare in condizioni terribili in Europa, le azioni penali e le condanne sono molto rare. La motivazione principale, secondo il rapporto, è data dalla ferocia delle reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani in Europa. Le vittime hanno paura. Inoltre, le poche volte che i carnefici arrivano alla sbarra, vengono processati con criteri differenti a seconda dello stato giudicante. Emblematico è il caso di 200 cittadini ucraini che lavoravano nei cantieri edili slovacchi. Sono stati trattati come migranti irregolari. Sempre dal rapporto, infatti,  emerge che «un'indagine penale è partita nel 2009 e il Tribunale competente, pur stabilendo che le persone in questione sono state trasportate in Slovacchia illegalmente, hanno lavorato per una retribuzione estremamente bassa e i loro movimenti erano costantemente controllati,  non ha riscontrato il reato di tratta di esseri umani, ma ha emesso una sentenza per il traffico di migranti». La sentenza, ovviamente, è stata impugnata dall’accusa presso la Corte Suprema. Questo significa che molti paesi hanno ancora la necessità di migliorare le loro prassi e che vi è l’assenza di una politica unitaria europea su questi temi. In altre parole, l’applicazione a macchia di leopardo e la differente declinazione giuridica del reato di tratta di esseri umani , fa semplicemente il gioco delle mafie.
E il nostro Paese? L’italia nel 2017 non è stata visitata dagli esperti ma il Consiglio d’Europa ha comunque ammonito pesantemente il nostro paese riprendendo alcune considerazioni già emerse nel primo rapporto "GRETA". Senza ombra di dubbio «il rilevamento delle vittime della tratta di esseri umani ai fini dello sfruttamento lavorativo è stato particolarmente complicato a causa della significativa presenza di economia informale in alcuni settori produttivi», ovvero di lavoro nero.

La morte della bracciante agricola di San Giorgio Jonico, Paola Clemente, uccisa il 13 luglio 2015 da un infarto, mentre lavorava nei campi per due euro all’ora, conferma la drammaticità della situazione italiana. Il clamore mediatico e l'indignazione collettiva convinse lo stato italiano ad intervenire. L’anno successivo la camera approvò in via definitiva la nuova legge contro il caporalato. Aumento delle pene, confisca dei beni, arresto in flagranza e un piano di interventi a sostegno dei lavoratori  e per la prima volta si  è deciso di estendere le finalità del Fondo antitratta anche alle vittime del caporalato. Problema risolto? No. 

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