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Treno deragliato, Pioltello era “la prima luce nel buio”

Incidente ferroviario Pioltello 2
Pioltello, i soccorsi (foto dal post di Cinzia Ubaldo)

MILANO – Quando dici Pioltello, chi vive a Milano solitamente fa una smorfia storcendo il naso. Non ha una bella fama questa cittadina di quasi quarantamila abitanti che sorge circa sette chilometri a est del capoluogo, nel territorio della Martesana.
Considerato da sempre una città-rifugio di malavitosi di ogni genere, Pioltello è uno dei paesi dell’hinterland milanese con il reddito più basso per popolazione. Qui per anni si è nascosto Renato Vallanzasca, il bel Renè, che, secondo alcuni, era innamorato di una ragazza del paese; qui per anni sono approdati i meridionali “scansafatiche” che occupavano il cosiddetto “quartiere satellite”, un quartiere nato negli anni Sessanta per diventare un’oasi privilegiata come la vicina “Milano 2” e invece miseramente scaduto a ricettacolo di miseria, dolore e malavita.
Che tutto questo sia vero o frutto di leggende metropolitane, oggi non importa. Oggi che Pioltello è teatro di un drammatico incidente che ha provocato morti e feriti, è doveroso cogliere l’occasione per riscrivere la storia di questo sfortunato comune. Lo facciamo in omaggio alle tre donne che hanno perso la vita nel deragliamento del treno che portava pendolari e studenti da Cremona a Milano e alle decine di feriti che ancora adesso lottano per sopravvivere negli ospedali della zona.
“Questo viaggio incomincia nel buio” ha detto una pendolare abituale ” e la prima luce che appare, intorno alle sette del mattino, è quella della stazione di Pioltello. Tutti i giorni è confortante vederla apparire fuori dal finestrino. Ma oggi no, oggi non c’è stata la luce, ma il buio profondo”.
Un’alba drammatica, ma anche, nella tragedia, lo spunto per dire che quella luce evocata dalla giovane pendolare esiste davvero e brilla di luce propria.
Perché Pioltello da anni non è più il rifugio della malavita, ma un luogo civile e solidale come pochi. Negli ultimi tempi la vita sociale, in precedenza praticamente assente, ha avuto un grande sviluppo con la nascita di un centinaio di associazioni culturali e sportive. E poi l’accoglienza. Pioltello non ha mai avuto paura del diverso, che fosse il meridionale mezzo secolo fa, o che sia l’immigrato di colore di oggi. Lo dimostra la presenza sempre più numerosa di stranieri che sono arrivati al 10 per cento della popolazione dando vita a un processo di integrazione molto incoraggiante.
Così facendo, puntando sulla solidarietà e sull’accoglienza, da alcuni anni Pioltello sta cercando di cancellare l’immagine negativa che l’ha caratterizzata da tempo. Dispiace che l’occasione venga da una tragedia che è costata morti e feriti, ma auguriamoci che serva almeno a dare al paese la dignità che merita, a far sì che un meridionale che scelga di trasferirsi a Pioltello non debba per forza essere considerato un malavitoso.

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