I medici scappano dall’Italia, e chi resta si deve ingegnare
Michela Di Trani | 23 gennaio 2018

In 10 anni, hanno lasciato il Belpaese 10.104 laureati in medicina. La meta preferita è l’Inghilterra. Ma a Bitetto, in Puglia, sei medici di base, quattro infermieri e quattro amministrativi hanno messo su una cooperativa

BITETTO – Medici in cooperativa per un sistema di welfare con più prevenzione, cure domiciliari e gestione della cronicità. È il modello di sanità cui s’ispira la Esculapio società cooperativa che opera a Bitetto. Modello nato anche per frenare l’emigrazione dei medici.  In 10 anni (2005 – 2015), hanno lasciato il Belpaese   10.104 medici, secondo i dati forniti da un recente rapporto della Commissione europea sulle migrazioni dei professionisti. Per il primo Rapporto sul sistema sanitario italiano, realizzato da Eurispes ed Enpam, sotto l’egida dell’Osservatorio su salute, previdenza e legalità la principale meta è la Gran Bretagna (33%), a seguire la Svizzera (26%). Una tendenza che se non frenata rischia di portare al collasso il sistema sanitario nazionale italiano.

Esculapio Società Cooperativa è un piccolo polo sanitario costituito da sei medici di base, quattro infermieri e quattro amministrativi che si occupa dell’assistenza sanitaria di quasi tutta la cittadinanza, esclusa la pediatria, che ha l’ambizione di crescere ancora e di diventare una Casa della Salute per gli abitanti della cittadina metropolitana barese che non possiede un ospedale, un poliambulatorio, uno studio radiologico, uno studio di analisi. Ad avvantaggiarsene sarebbe non solo la salute dei cittadini ma anche le liste di attesa del sistema sanitario regionale. Si conseguirebbero delle economie di scala non indifferenti per il bilancio sanitario pubblico se i pazienti trovassero a Bitetto un’assistenza medica di primo soccorso, eviterebbero di intasare le file degli ospedali del capoluogo barese. Ne è convinto l’amministratore della cooperativa Esculapio, Piero De Renzio, che ha già nel cassetto il progetto che aspetta solo di essere realizzato. Si estenderebbe su un’area di 5000 metri quadrati e una parte della superficie sarebbe destinata a un centro diurno per disabili. La “Società Cooperativa” si confermerebbe la veste giuridica del neo polo sanitario, per i vantaggi in termini fiscali e di organizzazione in forma d’impresa dei professionisti.

Dott. De Renzio cosa manca al progetto della Casa della Salute per Bitetto per diventare realtà?
Sono necessarie le risorse finanziarie, la mentalità lungimirante a organizzarsi in forma d’impresa dei medici locali e la volontà dei decisori politici regionali pugliesi a sostenere il nostro progetto. La maggior parte delle associazioni dei medici è organizzata in forma di studio associato perché non si conosce a fondo lo strumento della società cooperativa. Anche noi ci siamo costituiti nel 2001 in uno studio associato ma ci siamo resi conto che operavano nell’illegalità. Nel 2009 abbiamo cambiato la nostra veste giuridica perché ci siamo resi conto che i vantaggi fiscali erano numerosi e poi tramite la cooperativa è possibile accedere ai finanziamenti pubblici. Diventa l’associazione un’impresa a tutti gli effetti anche nella gestione. Con i vertici di Legacoop Puglia vorremmo organizzare dei corsi di formazione rivolti ai commercialisti e ai medici per far conoscere lo strumento della società cooperativa, quale forma associativa per i professionisti. Perché sei il consulente non ne conosce i vantaggi non potrà proporlo ai suoi clienti. È una forma di cooperazione rivolta a Negli ultimi anni in Puglia stiamo assistendo all’acquisizione da parte di investitori stranieri delle nostre cliniche, noi non possiamo stare a guardare quest’opera di colonizzazione. Abbiamo il dovere di difendere il nostro territorio, organizzandoci, facendo rete tra noi, per il futuro dei nostri figli.
Qual è l’età media dei soci della Esculapio Società Cooperativa?
Abbiamo superato tutti cinquant’anni, per cui il nostro progetto ha un’ambizione che va oltre le nostre carriere professionali che volgono al termine. È il motivo per cui è necessario il sostegno del pubblico che faccia sua l’iniziativa e la ritenga funzionale al potenziamento del sistema-salute pugliese. Solo il terreno che abbiamo individuato per edificare costa 650.000 euro, la Lega delle cooperative tramite Coopfond finanzierebbe parzialmente, c’è una parte consistente che resterebbe scoperta. È necessario dunque che il servizio sanitario regionale ci sostenga.
Mi sembra di capire che sia necessaria una “Cooperazione” a tutto campo per far partire il progetto, fatta non solo di soldi, pubblici e privati, ma anche di persone?
Le persone con idee nuove, i tempi sono cambiati, non si può restare fermi a difendere il proprio orticello, e la voglia di crescere con gli altri sono fondamentali. Le faccio un esempio. In Emilia Romagna è stata investita una barca di soldi pubblici per costruire una trentina di case della salute, solo un paio o forse tre sono funzionanti. Il resto è in stato di abbandono, non funzionanti. Perché se manca la capacità organizzativa e imprenditoriale dei medici non possono funzionare. È richiesta tutt’altra mentalità ai professionisti per gestire queste realtà.
Il mio appello pertanto è duplice. Alle istituzioni è di ascoltare il territorio, le iniziative e le necessità delle persone che vi operano. Ai colleghi medici chiedo di confrontarci, di fare rete e cooperazione.

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