Culture

Le tante bugie e le poche verità su Alda Merini

27 - Alda legge le poesie di Michele
Alda Merini e Michele Pierri

Se c’è una persona che rappresenta la poesia, in Italia almeno, è Alda Merini. La poetessa dei Navigli: così tutti la conoscono identificandola con Milano, ma pochi sanno che Alda ha vissuto a Taranto, perché ha sposato in seconde nozze un grande vecchio della poesia italiana: Michele Pierri. E a Taranto per quattro anni, per sua stessa ammissione, ma forse anche con un po’ d’esagerazione: “fui una sposa felice”. Perché a Taranto si era rifugiata, nel cuore immenso di Pierri, dopo essere stata rifiutata, quasi scacciata da Milano. E nella città dei due mari tornò alla poesia, riuscendo a pubblicare, con l’aiuto di Pierri, Spagnoletti, De Mitri, Lacaita, in contatto costante con Maria Corti che di Pierri era amica da almeno 30 anni, i suoi lavori più belli. È l’unica, tra coloro che scrivono versi, veramente nota al grande pubblico italiano. La maggiore parte del quale forse non ha mai letto le sue poesie ma ha fissa nella mente la sua immagine, che era divenuta, come qualcuno giustamente ha scritto: un’icona pop. Quell’immagine è la sua stessa poesia. Poi vengono i versi. Che dividono: da una parte il grande pubblico che l’ama, appunto, dall’altra critici ufficiali e poeti autorevoli, che gestiscono il “giro” della poesia italiana, che mal digeriscono il successo che cresce attorno a lei che la innalza, e fa rimarcare l’indifferenza che investe, invece, la loro produzione. E le grandi case editrici? A loro fa comodo la Merini che vende a costo di veicolare l’immagine che più fa comodo. Se serve. L’immagine che abbiamo visto troppe volte ridicolizzata nei talk show e nei telegiornali, dove appariva come una donna che non si lavava mai se non con l’aria, o un’assatanata di sesso quando ormai si avvicinava alla fine. O dottamente strumentalizzata, per parlare di malasanità, di manicomi disumanizzanti, di presunti maltrattamenti in famiglia. Alda ci giocava con i tanti intervistatori improvvisati, cui comminava verità creative, spesso diverse tra loro, per puro spirito letterario o goliardico. O appunto creativo. Ma anche per dispetto, se le andava di fare così.
Ancora oggi, gran parte dei critici, dei biografi, dei divulgatori, veicolano ricostruzioni false e artatamente montate della sua biografia, perché fa comodo, e fanno finire il suoi giorni tarantini in un manicomio che a Taranto non c’è mai stato, ma trascurano il vero senso del dramma meriniano, le radici della sua follia, le sua solitudine esistenziale che era anche solitudine fisica, paura di vivere, terrore della povertà. E i suoi drammatici amori. Tra questi l’amore per Michele Pierri, che ha conosciuto “telefonicamente” nel 1981, per iniziativa di Giacinto Spagnoletti, e con il quale ha voluto assolutamente contrarre nozze, anche se solo religiose, nonostante fose ormai un vecchio, perché era l’unico in grado di capirla. Io ho conosciuto e frequentato Alda Merini negli anni del suo amore tarantino. Ho avuto per le mani tanti suoi scritti inediti, grazie ai quali ho ricostruito la sua vera biografia negli anni Ottanta, i più importanti, pubblicata in “Michele Pierri e Alda Merini, cronaca di un amore sconosciuto” (Edit@), e quei materiali inediti poi li ho potuti pubblicare nel volume “Furibonda cresce la notte” (Manni), che domani, 15 dicembre, alle 18,30 sarà al centro i un incontro al Crac-Puglia, il Centro per la ricerca dell’arte contemporanea, in via Vittorio Emanuele n. 17 in Città vecchia.
Le sue poesie sono, oggi più che mai, al centro di recital e spettacoli, anche benefici, che girano il paese coinvolgendo e commuovendo. È da qualche anno che Monica Guerritore e il cantautore Giovanni Nuti, che con Alda lavorò per molti anni, e che dai suoi versi ha tratto tante canzoni, recita nel nome di Alda. Da febbraio Maddalena Crippa porta in giro la poesia di Alda Merini, e nei prossimi mesi sarà anche a Taranto. Ma è impossibile ricordare i personaggi dello spettacolo, a cominciare da Valentina Cortese, hanno inserito la sua poesia nella propria attività artistica.
E allora? C’è che un pizzico di verità non farebbe male. L’altra verità, che non però proprio la stessa raccontata in un libro semiautobiografico. No, non è quella. Perché per Alda la verità era un racconto sempre diverso, creato e ricreato. La verità è quella che si legge nei suoi versi, nelle struggenti lettere, nei documenti ufficiali, che attestano quello che veramente è passato per la sua vita. Che è rimasta un po’ impigliata su “quel treno per Taranto infinito”, in quella Taranto che non rivedrà mai.
Ma non posso chiudere senza ricordare Mario Pierri, uno dei dieci figli di Michele, quindi figliastro di Alda, che si è spento domenica scorsa a Taranto. Un artista sensibile, tra i pochi che mantennero un rapporto costante con Alda, fino alla sua morte.

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