Le opinioni

Un esercito di robot è pronto a sostituire la forza lavoro umana

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Da quando il lavoro si è affrancato dalla schiavitù ha sempre dovuto essere difeso da qualcosa o qualcuno che poteva usurparlo. All’inizio sono state le macchine, che hanno determinato la rivoluzione industriale; poi le migrazioni, di chi fuggiva da guerra o dalla miseria; e se non c’erano lavoratori disposti a farsi sottopagare, che giungevano da altrove, si ovviava con la delocalizzazione degli impianti di produzione. Ma in tutti questi casi c’è sempre stato un modo per reinventarsi in nuovi settori dell’economia: dal primario (agricolo) al secondario (industriale), dal secondario al terziario (dei servizi) e dal terziario al quaternario (quello dell’alta tecnologia). La prossima rivoluzione tecnologica, però, non consentirà a nessuno di coloro che perderanno il lavoro di migrare in un altro ipotetico settore economico, perché anche quello potrà essere saturato dai lavoratori del futuro, ovvero i robot. Da sempre Eros e Thánatos sono andati a braccetto, per cui i settori nei quali già si fanno i maggiori investimenti di ricerca, e che quindi saranno pionieri di questa rivoluzione saranno quello bellico e quello del mercato erotico. Nel primo caso un esempio di progresso in questo senso lo abbiamo con i droni; ma immaginate cosa vorrà dire per qualcuno avere il potere di utilizzare un esercito di automi, in una guerra non giustificabile, contro un nemico più povero e in carne ed ossa, senza dover neppure rendere conto eticamente di sacrifici umani nell’ambito della propria popolazione. Immaginate, poi, che potrà significare acquistare o noleggiare una splendida donna robotica, da possedere senza vergogna, sensi di colpa, rischio di malattie o rischio essere accusato di adulterio in una causa di divorzio. L’azienda americana che ha lanciato sul mercato le Real Doll è già pronta tra qualche anno a mettere in commercio dei sexy robot così perfetti da poter interagire con l’interlocutore e pretendere anche di essere sedotte. Subito dopo i robot troveranno più etica applicazione nell’apportare aiuto agli anziani e agli invalidi. Ma, fra un decennio o due, quando un robot intelligente con fattezze simili alle nostre, costerà al massimo una decina di migliaia di euro, il destino finale di questo futuribile esercito sarà quello di sostituire integralmente la forza lavoro umana; dapprima nelle grandi multinazionali e poi, man mano, nelle aziende di più modeste dimensioni. Già sin d’ora in uno dei più prestigiosi studi legali di Milano una dozzina di praticanti sono stati soppiantati da un software. D’altro canto la Foxconn (la più grande produttrice mondiale di componenti elettronici) si sta preparando a sostituire, in un prossimo futuro, il suo intero personale (operai, impiegati e dirigenti) con dei robot. Ma i robot non sono acquirenti, consumatori e non creano indotto per cui ad un certo punto la bolla esploderà: non ci sarà più nessuno che potrà permettersi di comprare ciò che viene prodotto e si tornerà ad un secondo Medioevo.
Per fortuna questa catastrofica previsione, che è stata avanzata, oltre che dal sottoscritto, anche da illustri sociologi ed economisti ha trovato in alcuni di questi una possibile soluzione. Sia dei teorici di Harvard quanto i più pragmatici manager della Silicon Valley hanno previsto che l’unica soluzione al problema di una totale robotizzazione della forza lavoro, potrà venire da ingenti tasse che le poche multinazionali verseranno, e che saranno utilizzati per garantire un dignitoso un reddito di cittadinanza alla popolazione, la quale potrà continuare a svolgere il proprio indispensabile ruolo di consumatore. Quindi ci aspetta un futuro fantascientifico in cui forse tutti potranno dedicarsi ai propri passatempi senza la gravosa incombenza del lavoro.
E poi nascerà il problema etico dello sfruttamento dei robot, che magari nel contempo si saranno dotati di verosimili sentimenti… Blade Runner docet

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