Cronaca nera

L’ombra delle ronde anti-migranti sul Parmigiano

Lesignano de' Bagni
Lesignano de' Bagni

Lesignano de’ Bagni è un paese di poco più di cinquemila anime della provincia di Parma, un comune tranquillo, di brava gente, dove si vive e si mangia bene. Pochi lo conoscono, perché Lesignano de’ Bagni non ha mai dato spunti utili alla cronaca e invece, da qualche giorno, eccolo rimbalzare sulle pagine dei giornali.
Che cosa è successo? È successo che qualche tempo fa il sindaco Giorgio Cavatorta, d’intesa con il prefetto di Parma Giuseppe Forlani, ha deciso di dare accoglienza a otto profughi richiedenti asilo (otto, non ottanta) e per ospitarli ha scelto come sede un locale abbandonato a pochi metri dal monastero che anni addietro era stato sede di una latteria.
Tutto tranquillo e trasparente, nessun problema, neppure l’ombra di un’obiezione tra i cinquemila abitanti. Invece, quando mancavano soltanto sette giorni all’arrivo dei profughi l’ex latteria è andata in fumo, devastata da un furioso incendio. Incendio doloso, naturalmente. Per cui l’accoglienza è stata rinviata e Lesignano de’ Bagni è finita sulle pagine di cronaca locale con l’etichetta di comune nemico dell’integrazione.
Una brutta storia, non c’è dubbio, ma il sindaco non ci sta. E la gran parte della gente del posto neppure. Tutti in coro gli abitanti di Lesignano de’ Bagni hanno giurato di non essere stati loro a dare alle fiamme l’ex latteria, “deve essere stato, qualcuno venuto da fuori” hanno detto e hanno condannato l’incendio razzista rifiutando l’etichetta di intolleranza che si sono ritrovati appiccata addosso. “Non ci fermeremo dopo questo atto intimidatorio – ha detto il sindaco Cavatorta – e il progetto di accoglienza andrà avanti”.
Andrà veramente così? Ce lo auguriamo, anche se è inquietante l’ipotesi che esistano bande di razzisti che vanno in giro per la provincia di Parma a boicottare le iniziative di accoglienza. Esistono veramente? Forse sì, se è vero che non più tardi di due mesi fa una donna è andata dai carabinieri a raccontare di essere stata minacciata da un gruppo di sconosciuti per aver deciso di accogliere un gruppo di extracomunitari in uno stabile di sua proprietà. E qualche giorno dopo, tale Francesco Peschiera, sindaco di Calestano, un paese a pochi chilometri da Lesignano de’ Bagni, ha detto che si sarebbe dimesso se la Prefettura gli avesse imposto di accogliere nello suo comune sedici donne richiedenti asilo. Sedici, non centosessanta.
E allora? Allora la strada dell’integrazione è ancora lunga e le vie dell’accoglienza sono piene di buche e pozzanghere. Oltre che di ronde cui manca soltanto il cappuccio del K.K.K. in testa.

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