La cooperazione può essere sinonimo di innovazione? 23 coop. hanno accettato la sfida
Chiara Curci | 5 giugno 2017

Legacoop era presente a Fururo Remoto. Morabito, direttore Promozione Attiva di Coopfond: “Abbiamo delle best practice nel campo della ricerca, frutto di studi autonomi, ma anche di collaborazioni con istituzioni accademiche e scientifiche”. “La  cooperazione è uno strumento idoneo per sviluppare economicamente l’innovazione”

NAPOLI – La cooperazione nell’innovazione è un concetto molto spesso sconosciuto, ma che presenta una serie di realtà interessanti e all’avanguardia. Legacoop, l’organizzazione di rappresentanza nazionale delle cooperative che vede al vertice Mauro Lusetti, e Coopfond, fondo mutualistico di promozione e sviluppo delle cooperative, erano presenti a “Futuro Remoto”, il Festival dell’Innovazione di Napoli, come partner dell’evento nel quadro di un accordo strategico triennale stipulato a luglio 2016 con Fondazione IDIS Città della Scienza. «Con la nostra presenza – ha spiegato Alfredo Morabito, direttore Promozione Attiva di Coopfond –  vogliamo dimostrare che la cooperazione fa innovazione. Abbiamo delle best practice nel campo della ricerca, frutto di studi e sperimentazioni autonomi, ma anche di collaborazioni con istituzioni accademiche e scientifiche. Gran parte delle attività hanno la caratteristica di avere alle spalle giovani ricercatori, giovani professionisti che hanno interesse a una compartecipazione in imprese di tipo paritario e la cooperativa è uno strumento naturale». Presenti con 23 cooperative, provenienti da tutta Italia, il mondo cooperativo sembra aver dimostrato di avere gli strumenti per avviare attività innovative e fare rete tra le imprese. Un modo di fare innovazione spesso non raccontato e poco comunicato che ha visto per molti anni un atteggiamento di diffidenza da parte dell’opinione pubblica. «Ci siamo accorti – continua Morabito –  che molti ambienti della ricerca non considerano la cooperazione uno strumento idoneo per sviluppare economicamente le loro attività, ma non è affatto vero. Non bisogna parlare solo degli aspetti negativi delle cooperative, ma anche di quello che possono produrre. I ragazzi vedono questa soluzione come l’ultima spiaggia. In passato la cooperazione è stato un grande ascensore sociale per classi che avevano meno reddito, cooperative fatte di braccianti, di muratori. Essenziale è però fare istruzione, impegno che la lega coop ha preso con le scuole e con le università. A Napoli, per esempio, c’è fermento, c’è voglia di fare e tanta positività, anche se il Mezzogiorno continua ad avere condizioni strutturali di difficoltà, dettate anche dalla criminalità organizzata».

LE START UP

3D4UUMAN – Sono sei ragazzi, tutti provenienti da Catanzaro, che al termine del loro percorso di studi hanno deciso di lavorare insieme e di unire le loro forze per costituire una startup. 3D4UUMAN è un progetto cooperativo che realizza oggetti biomedicali e architettonici stampati in 3D e realizzati con tecniche additive mono e multi materiale.

«Inizialmente – spiega Marco Curto, socio della startup e dottorando in stampa 3D all’Università di Portsmounth – siamo partiti da un progetto che riguardava un plantare per sportivi e successivamente ci siamo perfezionati aggiungendo le conoscenze biomediche. Il nostro progetto fa riferimento alla bio ispirazione. In sostanza studiamo la natura al microscopio e cerchiamo con le stampanti 3D di produrre quello che serve nella vita di ogni giorno». Grazie al bando Coop Start Up hanno aperto nel 2016 una prima sede a Catanzaro, ma il loro ufficio è su Skype. Molti di loro infatti vivono in diverse parti del mondo e dell’Italia. «Siamo sempre in contatto con la cooperativa, – continua Marco Curto – ci danno consigli su come sviluppare il nostro business e su come poter crescere. Stiamo progettando di portare questa idea all’estero visto che alcuni di noi già vivono fuori dall’Italia».

ECOPLANNER – Un’idea vincente e soprattutto utile all’umanità. “Ecoplanner” è una start up cooperativa nata dal progetto Coopstartup, tutta al femminile creata da un team di 5 ragazze creative con in comune l’amore per l’ambiente. Vivere a impatto zero, è l’obiettivo di questo progetto che propone l’organizzazione di eventi sostenibili con accezione ecologica ed etica in location non convenzionali come masserie, musei, spazi industriali, serre e agriturismi ecologici, catering rigorosamente con menù biologici stagionali e prodotti locali a km zero.

Ma non solo anche abiti realizzati con tessuti naturali e matrimoni rigorosamente green. «Lavoriamo – racconta Claudia Mannini, responsabile della parte economica –  per enti privati ed aziende  curiamo gli allestimenti e il catering, invece per la parte dei privati c’è un mondo che racchiude un po’ di tutto tra cui per esempio il wedding, una festa d’amore raffinata ed eco-friendly. Ci occupiamo dell’evento a 360 gradi curandolo nelle sue mille sfaccettature. Siamo nati due anni fa grazie al progetto di Coopstartup Roma. Per adesso siamo presenti solo nel Lazio e nella nostra regione d’origine, la Calabria, ma vogliamo allargarci». La start up collabora anche con  le Onlus che recuperano le eccellenze alimentari degli eventi per donarle ad enti caritatevoli, case famiglia e bisognosi. La cultura degli eventi green incuriosisce, ma suscita ancora molti dubbi. «Le aziende – continua Claudia – sono più predisposte a questo genere di soluzione, perché ovviamente c’è un ritorno d’immagine, mentre i privati pensano che costi troppo e che non convenga. Bisognerebbe incominciare a pensare che si potrebbe scegliere in maniera più consapevole. All’estero sarebbe tutto più semplice, c’è una cultura diversa, ma stiamo riuscendo comunque a portare questa mentalità anche qui in Italia».

DOC SERVIZI – Offrire alla professioni della cultura, dello spettacolo e della creatività un modello di impresa cooperativa che ne accresce la competitività. E’ questo Doc Servizi, il progetto cooperativo nato nel 1990 a Verona da un gruppo di musicisti. Inizialmente creato per coprire un vuoto normativo, l’idea è diventata nel corso del tempo una realtà strutturata e fondamentale per gli artisti di tutta Italia sviluppando reti e piattaforme collaborative che consentono di esaltare l’apporto umano. «Si dice che la cultura e la musica sono un lavoro, – illustra Demetrio Chiappa, presidente Doc Servizi – ma non lo sono se non c’è legalità e sicurezza. Attraverso la cooperativa ci siamo organizzati per farlo diventare un lavoro come gli altri. La parte di previdenza del mondo dello spettacolo non è conosciuta, molto spesso si preferisce lavorare in nero. Gli artisti che hanno sempre un datore diverso rischiano di non avere mai tutele, noi invece le offriamo». La cooperativa offre, infatti, condizioni vantaggiose rispetto anche ai liberi professionisti con partita iva, non facendo mancare le tutele principali dei lavoratori: la maternità, gli assegni familiari, l’indennità di disoccupazione e la pensione. Sul territorio sono presenti trenta filiali, da Bolzano fino a Palermo. «Abbiamo creato altre cooperative per figure professionali freelance, come fotografi, giornalisti, web designer e anche per tutto coloro che non possono permettersi una partita iva. Ogni socio è libero e autonomo, ma può usufruire di una serie di servizi a livello fiscale messi a disposizione dalla cooperativa».

 

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