Ambiente

Provenza, terra preferita dalla concupiscenza

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La sua luce ci travolge in un incantevole abbaglio, per intensità e fascino spettacolare, già all’uscita della galleria che da Ventimiglia, ancora lungo l’Aurelia, immette su un poggio dove lo sguardo può spaziare sul golfo di Mentone e di Monte Carlo. Le prime due perle di una Provenza una e trina, il cui territorio costituisce la regione Provence-Alpes-Cote d’Azur.

Il suo ambito, infatti, comprende le zone pianeggianti della Crau e della Camargue, la fascia litoranea più conosciuta come Costa Azzurra, che si estende dalla foce del Rodano al confine con l’Italia, e la zona interna prealpina e alpina. Un agglomerato di storia, paesaggi, tradizioni, arte, natura, sapori e profumi che provocano incessantemente una fantasmagoria di sensazioni e di emozioni unica al mondo.

Provincia romana della Gallia Narbonensis, da cui deriva l’odierno appellativo di Provenza, prima di diventare la colonia di Narbo Martius aveva già conosciuto la creazione di insediamenti greci lungo la costa e lungo il Rhone tra cui spiccavano Massalia e Nikea, cioè Marsiglia e Nizza. Diverse le dominazioni succedutesi, compresi visigoti e ostrogoti, fino al controllo dei franchi. Nell’835 diventa ducato e come parte del regno di Borgogna passa in seguito ai conti di Arles e ancora più tardi agli Aragonesi e agli Angioini.

Teatro della repressione degli albigesi (o catari), con la crociata promossa da Innocenzo III, dopo una serie di coinvolgimenti con l’Italia, culminati con lo scisma e il trasferimento della sede papale ad Avignone, alla fine del 1400 la Provenza entrò a far parte definitivamente della Francia, raggiungendo i suoi confini attuali con l’annessione di Nizza nel 1860.

E’ in questa regione del sud della Francia che si diffuse nel medioevo l’idioma letterario conosciuto come Provenzale, nelle due varianti dialettali lingua d’oc e lingua d’oil, entrambe “lingue del sì”, sviluppatesi la prima nelle aree meridionali e la seconda in quelle centrali e del nord. Non a caso le affermazioni ok e oui ne sono una diretta derivazione.

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A tal proposito, forse pochi sanno che un’autentica “riserva” franco-provenzale è presente e ben custodita nella Daunia, in Puglia, nei borghi di Faeto e di Celle S. Vito (il comune più piccolo d’Italia), dove il caratteristico patrimonio linguistico si tramanda da intere generazioni, quale testimonianza della presenza d’un tempo: aragonese ed angioina. E che l’intero comprensorio è candidato a rientrare tra i tesori mondiali dell’Unesco, quale Patrimonio dell’Umanità.

Gli spunti di viaggio e gli itinerari da seguire in una regione come la Provenza sono innumerevoli. Si accavallano e affollano fino all’inverosimile gli appunti di viaggio, abbagliando ed eccitando come la sua luce mediterranea o inebriando e confondendo come solo i suoi seducenti profumi riescono a fare.

Da Nizza, la regina della Riviera, a Marsiglia seconda città della Francia per numero di abitanti, centro portuale multietnico e multiculturale, culla del patriottismo francese e dell’inno nazionale “la Marsigliese. Da Cannes a Montecarlo a St. Tropez le mete più frequentate dal jet-set internazionale e cinematografico, nonché dagli appassionati del “tavolo verde”.

Da Aix-en-Provence, la raffinata e deliziosa mini-Parigi della Provenza – città natale di Cezanne – ad Avignone la medievale e scismatica, che ospita un eccellente festival di arte contemporanea. Dai bassopiani della Camargue, dove abbonda la fauna selvatica e fra essa fenicotteri, tori e cavalli bianchi, al Parc de Mercantour ricco di mufloni, camosci e marmotte. E’ sempre un continuo susseguirsi di opportunità, tale da rendere necessario un piano di visite cadenzato in più tornate.

Ma non è tutto. Impossibile tralasciare, indipendentemente dalla passione per l’arte moderna, St. Paul-de-Vance, il villaggio medievale amato da Marc Chagall, per essere uno dei giardini di luce della Provenza, e paradiso della petanque, il gioco di bocce francese, reso celebre da Yves Montand e Lino Ventura che si divertivano a giocarlo nella piazzetta principale. Impensabile non visitare il Museo Matisse a Nizza, non dedicare almeno un pomeriggio a Biot e ai suoi artisti del vetro, o non curiosare a St. Maxims dove il culto diffuso per Maria Maddalena continua a suscitare tutt’oggi inquietanti interrogativi. E ancora, non perdersi ad Antibes e Vallauris, seguendo le tracce ammiccanti e scomposte del grande Pablo Picasso.

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Terra di luce, di profumi, di calore e di sensualità non può che vantare una cucina tra le più raffinate e le più all’avanguardia del panorama internazionale. I suoi chef sono gli ambasciatori, senza feluca, di una tradizione unica e rinomata nel mondo intero. I suoi vini, dai rosé secchi e leggeri della Cotes de Provence fino ai rossi corposi e delicati dei villages delle Cotes du Rhone e di Chateauneuf-du-Pape, pur invecchiando al buio delle cantine più nascoste, conservano l’intensità di quella luce solare che ne caratterizza colori e riflessi brillanti.

Sono tre le destinazioni che meritano l’esortazione convinta ad andarci a tutti i costi. Una per ogni prerogativa di questa regione a ridosso del confine italiano. La luce, che ha attratto in quest’area Matisse, Renoir, Mirò, Chagall, Modigliani e Picasso, è che ad Arles lega indissolubilmente la luminosità del suo cielo alle tele del maestro Vincent Van Gogh. 300 quadri in 15 mesi sono senza dubbio uno dei capitoli più brillanti di tutta la storia dell’arte. Sebbene nessuna di queste opere sia rimasta ad Arles, l’ombra del pittore è ancora oggi dappertutto.

I profumi, l’essenza della Costa Azzurra, trovano a Grasse la loro capitale mondiale. Un luogo leggendario dove da oltre un secolo si perpetua la lunga tradizione della profumeria e dove sono prodotti la maggior parte dei grandi nomi dell’industria profumiera internazionale (a cominciare dal celebre Chanel n. 5). E nei laboratori “Fragonard” è possibile creare su misura il proprio profumo.

L’estasi, infine, è unica ad Eze Village, il borgo medievale arroccato tra Nizza e Montecarlo. La fortezza che, dai suoi 400 metri sul livello del mar Mediterraneo, offre una prospettiva mozzafiato della Costa Azzurra. Un tuffo nel passato attraverso stradine e mulattiere, molto più suggestivo se fatto fuori stagione. Qui Friedrich Nietzsche trovò la fonte d’ispirazione per il suo “Così parlò Zarathustra”. Qui, tra le viuzze del borgo antico, la proposta gastronomica è tra le più ricercate e raffinate e se si è in vena di follie, dormire all’hotel “Chateau Eza” (molto caro) sarà un’esperienza davvero indimenticabile. In passato residenza della famiglia reale scandinava, ha una vista incredibile sul mare e arredamenti raramente visti in un albergo.

Forse, più che altrove in Provenza, è proprio qui ad Eze che i sogni e la realtà si incontrano. Forse, proprio per questo Jean Cocteau ad Eze scrisse che: “Non esiste al mondo, luogo più spaesato, più insolito, più sospeso nel vuoto.”

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