Rio 2016 Olympics
Ivan Grozny | 20 luglio 2016

Restyling è la parola d’ordine. Ma siccome non tutto si può fare, la soluzione è coprire ciò che potrebbe disturbare la vista di coloro che giungeranno qui per seguire i Giochi. A Rio non c’è un cantiere, dove non si lavori. Sia negli impianti dove si svolgeranno le gare che nei luoghi dove si pensa si concentreranno più persone. La metro ad esempio è tutta un brulicare di operai e tecnici che cercano di finire in tempo i lavori. Per quanto riguarda gli impianti sportivi è l’esaltazione del “tubo innocente”.

Non c’è nulla, in pratica, che non sia costruito con questo tipo di tecnica, quindi è palese che una volta finita la rassegna, tutto verrà smantellato. Dei teli in pvc, con i loghi e i colori dei Giochi sormontano tutte queste strutture. E’ una corsa contro il tempo. Lo stadio Joao Havelange, l’Olimpico, sembra che sia stato ultimato. Sembra perché lo si può vedere da una certa distanza, l’accesso è vietato. Il Maracanà è circondato da Gazebo e strutture mobili e si lavora notte e giorno perché da fare ce n’è molto.

La stazione Maracanà della metro è stata ultimata quando in realtà avrebbe dovuto essere pronta già per la Coppa del Mondo. La linea nuova della metro, quella che dovrebbe portare fino a Barra da Tijuca, a ridosso del Parco Olimpico, sarà aperta a Giochi in corso. Il traffico in questa metropoli è a dire poco impegnativo, quindi c’è molta preoccupazione per quanto riguarda l’impatto di tanta gente e tanti mezzi sulla viabilità. Dall’aeroporto a Barra da Tijuca sono davvero parecchi km. Di fatto è “l’evento degli eventi” che sancisce una importante trasformazione della città. Barra da Tijuca, infatti, non è mai stata considerata Rio, da chi vive qui. Un quartiere davvero lontano, dal centro e dalle spiagge come Copacabana e Ipanema. E’ oltre la Rocinha, la favela più grande e popolosa del latino america.

Campo de futebol em Manguinhos

Sono parecchi km di strada costiera prima di arrivarci. Una sola arteria, per quanto veloce, arriva fino qui. Sempre al limite del congestionamento, si prevedono giorni difficili in questo senso. Ovunque si stanno allestendo info point e altre strutture ma la cosa che salta all’occhio più di tutto è la militarizzazione della città. Ovunque esercito e polizia. Nell zona Nord della città, dove difficilmente turisti e operatori delle varie delegazioni si spingeranno,  la violenza è arrivata a un livello che supera di gran lunga l’inaccettabile.

Se i diritti umani qui non hanno mai riscontrato troppa fortuna, oggi è anche peggiorata la situazione. Uccisioni sono all’ordine del giorno. Nelle favela muore gente ogni momento. La maggior parte per mano di esercito e polizia. Questo Paese detiene il record mondiale di morti ammazzati per le strade, da coloro che dovrebbero proteggerla, la gente. Se si va a Manguinhos ad esempio, il clima è quello di una città sotto assedio, sotto coprifuoco. Si cammina circospetti perché tutti osservano se entra qualcuno che non è della comunità.

Qui ci vivono circa sessantamila persone. Dentro questo pezzo di Rio c’è la città della polizia, cosiddetta perché è una caserma di dimensioni enormi. Nonostante la presenza di soldati e militari è uno dei quartieri in cui a farla da padrone sono i gruppi criminali che controllano i vari traffici. Tutto sotto l’occhio vigile delle forze armate, che non intervengono però lasciando fare a chi spaccia. Paradossalmente però, se chi detiene il commercio illegale di stupefacenti opera indisturbato, chi rischia davvero la vita sono le persone comuni, quelli che qui ci vivono. E a Manguinhos c’è, in mezzo alla comunità, l’unico campo di pallone della zona.  Qui però stazionano i capi dei gruppi criminali quindi non è inusuale che si verifichino sparatorie con la polizia che ogni tanto fa finta di intervenire quando è risaputo che i traffici continuano proprio perché la legalità è inutile, qui non ha presa, e i poliziotti si lasciano corrompere volentieri.

I ragazzini giocano in questo campo quando tutto attorno è un clima a dire poco irreale. Il campo di calcio della Manguinhos detiene un triste primato che è ricordato con una targa all’ingresso: Sono una decina di ragazzini rimasti uccisi qui, mentre giocavano a pallone. L’ultimo qualche settimana fa. Ci sono solo tre ragazzini quando vado a vedere il posto.
Giocano spensierati, come qualsiasi loro coetaneo nel mondo. Ma pare un paradosso che nella città dove sarà celebrato lo sport si muoia così, tirando un calcio a un pallone.

Foto: © M.Franke (CC BY 2.0) . © riodepaznews (CC BY-SA 2.0)

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