Culture

Marionette di Liegi e pupi siciliani, le stesse radici

pupi siciliani

Da bambina, assistevo con grande felicità alla mostra di burattini, la domenica a Liegi. Che grida durante le battaglie dei cavalieri contro i Saraceni, che risate agli scherzi di Tchanches, l’eroe locale…

Molti bambini si sono seduti sulle panche di legno, con il cuore che batteva, nell’attesa che il sipario si aprisse sui loro personaggi preferiti.

Storicamente, è stata ammessa come teoria che la marionetta di Liegi, manipolata da un’asta fissata alla parte superiore della testa, sia di origine siciliana.

Il teatro dei burattini della tradizione siciliana è apparso nel XIX secolo.

Questi pupazzi con le aste rappresentano soprattutto cavalieri in armatura di prestigio, che incarnano gli eroi di un universo essenzialmente ispirato ai poemi medievali e in particolare alla Chanson de Roland.

Una simile tradizione può sorprendere in questa parte del Mediterraneo, ma è stata determinata dalla dominazione normanna in Sicilia nel XII secolo; un momento relativamente breve della storia dell’isola, ma che ha fortemente influenzato il folklore e le tradizioni popolari.

Rappresentato nei piccoli teatri di famiglia, questo teatro attirava le persone che arrivavano per gustarsi lo spettacolo sulle battaglie epiche della Chanson de Roland, un’eredità dell’occupazione normanna. Le rappresentazioni potevano svilupparsi in diversi giorni.

I personaggi, a volte, provocavano forti reazioni da parte del pubblico, che manifestava la propria preferenza per uno o l’altro dei pupazzi, realizzati brillantemente da artigiani locali.

pupi siciliani liegi

Sarebbe stato un impresario toscano, CONTI, a importare questo tipo di marionetta a Liegi, all’inizio del XIX secolo. Inizialmente Conti era un artista nomade, che dava spettacoli improvvisati duranti i suoi viaggi, ma poi ha finito per stabilirsi a Liegi.

Il suo teatro suscitava vocazioni e rivalità e gli spettacoli di burattini riscontravano un successo incredibile. Il personaggio leggendario di Liegi, Tchantchès, ne divenne rapidamente l’eroe.

Nel XX secolo, complici l’assenza dei mass media e l’opera lirica riservata alla borghesia, i cittadini di Liegi si appassionarono a questi spettacoli. Ascoltavano i poemi epici, i racconti e leggende delle nostre regioni e, talvolta, una satira di eventi sociali o della politica locale. Un personaggio si occupava della presentazione, di stabilire l’ordine e degli annunci dopo ogno intervallo: Tchantchès.

Il nome Tchantchès deriva da Francesco. In siciliano, il diminutivo di Francesco è Ciccio. E Ciccio è diventato in vallone Tchètchès e, poi, Tchantchès a Liegi.

Tchantchès è un eroe popolare, pieno di buon senso, ubriacone e litigioso. Esso incarna i vizi e le virtù del popolo. È un personaggio senza tempo e può passare dalla corte di Carlo Magno alla mangiatoia di Betlemme. Esso è l’archetipo della classe operaia.

Il repertorio del teatro di burattini a Liegi è costituito, come per i pupi siciliani, dai romanzi cavallereschi, ma anche da racconti o storie popolari, spunti religiosi e spunti valloni.

3-pupiTra i personaggi troviamo Carlo Magno, il più grande e bello di tutti i pupazzi, Roland, i quattro figli di Aymon e Tchantchès, il più popolare di tutti. Questo personaggio, che inizialmente aveva solo il ruolo di annunciare gli intervalli, è diventato nel tempo un personaggio principale, che parla con il pubblico, che ride con esso e che si fa interpellare costantemente.

Ecco la leggenda di Tchantchès.

Tchantchès, secondo la tradizione locale, è nato a Liegi in un modo miracoloso, il 25 agosto del 760. Fu abbandonato tra le macerie del quartiere Outre-Meuse, ora Repubblica Libera di Outre-Meuse (un quartiere popolare di Liegi). Le brave persone che lo incontrarono e lo adottarono furono meravigliosamente sorprese di sentirlo cantare, appena venuto al mondo.

“Vieni, madre Gaspard, un altro bicchiere!” (“Bere”, canzone popolare Vallone)

Era un bambino paffuto, che rideva senza sosta e metteva il broncio alla vista dell’acqua! Per renderlo molto amabile, il padre adottivo gli fece succhiare un biscotto imbevuto di Peket (alcool gin locale)

Tchantchès sperimentò sin da subito i mali dell’esistenza: alla cerimonia del battesimo, la levatrice gli fece sbattere il naso sul bordo del fonte battesimale e la punta del naso del povero bambino cominciò a crescere in modo sproporzionato. Il suo volto divenne così ridicolo, che diventò il modello per le maschere di carnevale. A causa del suo volto sfigurato, il ragazzo rimase a lungo lontano dalla gente. All’età di dieci anni, si sottopose alla cerimonia di “San Mâcrawe”; vale a dire, accettò di essere portato in giro per tutto il quartiere, imbrattato di fuliggine, su una portantina scortata da molti bambini. Esso attirò la simpatia popolare, al punto tale che fu eletto principe di “djus del mouse” (nome vallone Outremeuse). Così, dimenticò la sua bruttezza e cominciò a farsi amare per la sua bontà d’animo e per i suoi scherzi.

Un giorno, mentre camminava lungo la Mosa, ebbe l’opportunità di incontrare il cavaliere Roland, nipote di Carlo Magno. Una profonda amicizia nacque tra due giovani e Tchantchès venne introdotto alla corte.

Da quel momento, al teatro delle marionette, Tchantchès fu strettamente coinvolto in tutti gli episodi della vita di Carlo Magno e del suo entourage.

La storia è piena di aneddoti interessanti, che mostrano il grado di intimità che Tchantchès aveva con Carlo Magno.

In Sicilia, la tradizione si è perduta e i grandi nomi di burattinai sono scomparsi. Questo non è più un business al giorno d’oggi.

Ahimè, i pupi siciliani interessano più i turisti che gli stessi siciliani.

Ma l’Unesco, con la sua lista del patrimonio mondiale, protegge il patrimonio culturale immateriale, come il teatro dei Pupi Siciliani, che ha vinto l’acclamazione nel 2008.

A Liegi, al contrario, la tradizione è ancora un divertimento per i bambini di oggi, come lo è stato per molte generazioni prima di loro, e Tchantchès rimane il grande “tenerone” che conosciamo: nemico dell’ingiustizia, sempre pronto a difendere le nobili cause, con spirito ribelle. È la rappresentazione ideale del liegese medio.

Può essere visto al Teatro Tchantchès, nel quartiere di Outre-Meuse a Liegi, culla del teatro popolare delle marionette di Liège (da circa 1850), da ottobre ad aprile, tutti i mercoledì alle 14:30 e tutte le domeniche alle 10:30 http://www.tchantches.be/

 

Marionnettes Liégeoises et Pupi siciliani, mêmes racines.

Petite fille, c’était avec bonheur que j’assistais aux spectacles de marionnettes le dimanche à Liège. Que de cris durant les batailles de chevaliers contre les sarrasins, que de rires aux plaisanteries de Tchanchès, le héros local…

Tant d’enfants se sont assis sur les bancs de bois, le cœur battant en attendant le lever de rideau sur leurs personnages préférés.

Historiquement, il est convenu d’admettre comme théorie que la marionnette liégeoise, manipulée par une tringle fixée au sommet de la tête, est d’origine sicilienne.

Le théâtre de marionnettes siciliennes traditionnelles est apparu au XIXe siècle.

Ces marionnettes à tringles représentent pour la plupart des chevaliers aux luxueuses armures incarnant les héros d’un univers essentiellement inspiré des chansons de geste médiévales et plus particulièrement de la Chanson de Roland.

Ce répertoire peut surprendre dans cette partie de la méditerranée, mais il est très marqué par la domination normande en Sicile au XIIe siècle, un épisode relativement bref de l’histoire de l’île mais qui a pourtant fortement imprégné le folklore et les traditions populaires.

Créé dans de petits théâtres familiaux, il attirait le peuple qui venait y goûter le spectacle des batailles épiques de la Chanson de Roland, héritage de l’occupation normande. Les représentations pouvaient s’échelonner sur plusieurs jours.

Les personnages provoquaient parfois des réactions virulentes chez les spectateurs, qui manifestaient leur préférence pour l’une ou l’autre des spectaculaires marionnettes fabriquées avec brio par des artisans locaux.

Ce serait un montreur Toscan, CONTI, qui aurait importé ce type de marionnette à Liège, début du 19ème siècle. D’abord artiste nomade qui donne des représentations au hasard de ses déplacements, il finit par se fixer à Liège.

Son théâtre suscite des vocations et des concurrents, et les spectacles de marionnettes connaissent un succès croissant. Le personnage légendaire liégeois de Tchantchès en devient rapidement le héros.

Au début du 20ème siècle, l’absence des médias actuels et l’opéra réservé à la bourgeoisie font que la population liégeoise se prit d’un vif engouement pour ces spectacles de marionnettes. Ils y écoutaient la chanson de geste, les contes et légendes de nos régions, et parfois, une satire des événements sociaux ou politique locaux. Un personnage s’occupait de la présentation, de l’ordre et de l’annonce des entractes : Tchantchès.

Le nom de Tchantchès viendrait de François, Francesco. En sicilien, le diminutif de Francesco est Titcho. Et Titcho est devenu Tchètchès, puis Tchantchès à Liège.

Tchantchès est un héros populaire, plein de bon sens, alcoolique et querelleur. Il incarne les vices et les vertus du peuple. Il est intemporel et peut passer de la cour de Charlemagne, à la crèche de Bethléem. Il est l’archétype de la communauté ouvrière.

Le répertoire est composé, tout comme celui des Pupi siciliani, de romans de chevalerie mais aussi de contes ou d’histoires populaires, de pièces religieuses et de pièces wallonnes.

Parmi les personnages, on trouve Charlemagne, la plus grande et la plus belle marionnette de toutes, Roland, les quatre fils d’Aymon ou encore Tchantchès, le plus populaire de tous. Ce personnage, qui avait pour rôle d’annoncer les entractes devient au fil des temps un des personnages principaux qui discute avec son public, qui rit avec lui et qui se fait interpeller sans arrêt.

La légende de Tchantchès

Tchantchès, d’après la tradition locale, est né à Liège, de façon miraculeuse, le 25 août 760. Il vint au monde entre deux pavés du quartier d’Outre-Meuse, actuellement République Libre d’Outre-Meuse (quartier populaire liégeois). Les braves gens qui le trouvèrent furent merveilleusement étonnés de l’entendre chanter, dès son entrée dans la vie:

« Allons, la mère Gaspard, encore un verre ! » (chanson à boire, populaire wallonne)

C’était un bébé joufflu, riant sans cesse mais qui boudait à la seule vue de l’eau ! Pour le rendre tout à fait aimable, son père adoptif lui faisait sucer un biscuit trempé dans du pèkèt (alcool local de genièvre)

Tchantchès connut les déboires de l’existence: à la cérémonie du baptême, la sage-femme lui cogna le nez sur le bord des fonts-baptismaux et l’appendice nasal du pauvre enfant se mit à grossir démesurément. Son visage en devint ridicule au point qu’il servit de modèle pour les masques de carnaval. A cause de son visage enlaidi, le gamin resta longtemps à l’écart de la foule. À l’âge de dix ans, il fait « Saint-Mâcrawe », c’est-à-dire qu’il accepte d’être promené dans tout le quartier, barbouillé de suie, sur une chaise à porteurs escortée de nombreux enfants. Il attire la sympathie populaire, à tel point qu’il est élu prince du « Djus d’la Mouse » (nom wallon d’Outremeuse). Il oublie sa laideur et sait se faire aimer par sa bonté d’âme et ses espiègleries.

Un jour, alors qu’il se promène le long de la Meuse, il a l’occasion de rencontrer le chevalier Roland, neveu de Charlemagne. Une amitié profonde naît entre les deux jeunes gens, et Tchantchès est introduit à la cour.

D’ailleurs, au théâtre des marionnettes, Tchantchès est étroitement mêlé à tous les épisodes de la vie de Charlemagne et de son entourage.

L’histoire fourmille d’anecdotes très intéressantes, montrant le degré d’intimité que Tchantchès avait pour Charlemagne.

En Sicile, la tradition se perdant, les grands noms des montreurs de marionnettes ont également disparu. Ce n’est plus vraiment une activité de nos jours. Hélas, les marionnettes siciliennes intéressent davantage les touristes que les siciliens.

Pourtant, L’UNESCO, avec sa Liste du patrimoine mondial, protège notamment le patrimoine culturel immatériel, comme le théâtre de marionnettes sicilien (opera dei pupi), qui a gagné ses lettres de noblesse en 2008.

À Liège par contre, la tradition fait encore le plaisir des enfants d’aujourd’hui, comme bien des générations avant eux et Tchantchès reste le grand gosier au cœur tendre que nous connaissons, ennemi de l’injustice, toujours prêt à défendre les nobles causes, esprit frondeur. Il est la représentation idéale du liégeois ordinaire.

On peut le voir au Théâtre Tchantchès, au quartier d’Outre-Meuse à Liège, berceau du théâtre traditionnel populaire des Marionnettes liégeoises (env. 1850) d’octobre à fin avril, tous les mercredis à 14h30 et tous les dimanches à 10h30.

http://www.tchantches.be/

 

3 Commenti

3 Comments

  1. Richard LEJEUNE

    17 maggio 2016 at 8:32

    Que voilà une belle présentation de notre héros local liégeois !

    Merci Christiana

  2. Christiana Moreau

    Christiana Moreau

    17 maggio 2016 at 10:25

    Quand je suis allée en Sicile, j’ai découvert un petit théâtre de marionnettes à Syracuse dont les héros étaient Charlemagne, Roland, etc…
    J’en ai parlé avec le directeur du théâtre qui ne connaissait pas Liège et me disait: “Non, ce n’est pas possible, Charlemagne, c’est la France, pas la Belgique!”
    J’avais beau lui expliquer qu’à l’époque, il n’y avait pas de Belgique et que Charlemagne était né à Jupille ou Herstal, donc près de Liège, il n’a jamais voulu l’admettre.
    Il faudrait que je retrouve l’adresse pour lui envoyer ceci.
    Merci d’être passé Richard.

  3. Jerry OX

    17 maggio 2016 at 14:27

    Bravo pour ces belles festivités qui nous inondent les mirettes de bonheur !!

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